LA CULTURA, LE SCIENZE, L’ANIMA, MEDIA DELL’OBBLIGO-BIENNIO SUPERIORE: UN RACCORDO DIFFICILE

 

Catia Pardini

 

Tra le innumerevoli statistiche più o meno attendibili che ogni anno vengono elaborate dalle diverse agenzie,  quelle riguardanti la Pubblica Istruzione sono un numero limitato e solo alcune, tendenti a sottolineare l’ignoranza dell’intero sistema scolastico italiano (ma spesso rivelano quella degli ideatori dei sondaggi),  assurgono agli onori della cronaca.  Tra queste statistiche tuttavia ve ne sono alcune che inducono ad una seria riflessione e sollecitano interventi immediati, mi riferisco ai dati relativi alla scolarizzazione successiva all’obbligo: da un lato si assiste ad un progressivo e costante aumento (in percentuale e non in valore assoluto dato il forte calo demografico) delle iscrizioni alla scuola secondaria di II grado dall’altro si registra un forte incremento dell’abbandono degli studi specialmente al primo anno di scuola superiore.  L’abbandono scolastico è un fenomeno che preoccupa da più punti di vista ed anche a livello ministeriale si comincia ad esaminare il problema tanto che se ne fa cenno nella parte generale della presentazione dei nuovi programmi della commissione Brocca.  I motivi che inducono all’abbandono scolastico sono molteplici: di natura sociale, economica, ambientale, sanitaria, scolastica; uno dei motivi principali sta proprio nella struttura stessa della scuola e nelle finalità diverse che si propongono i due ordini della scuola secondaria.

 

La Scuola Secondaria di I grado ha come obiettivi primari la formatività e l’orientatività nell’unità dell’insegnamento, la definizione di interventi didattici individualizzati, la socializzazione degli alunni, tutto a garanzia di una effettiva soddisfazione del diritto allo studio e dell’obbligatorietà.  La Scuola Secondaria di II grado ha come finalità principale il rilascio di un titolo di studio con valore legale per cui gli obiettivi sono centrati sull’acquisizione di contenuti e di abilità disciplinari.  L’impostazione metodologica tra i due ordini di scuola è ovviamente del tutto diversa, il passaggio nell’arco di poche settimane da un tipo di scuola all’altro diventa spesso difficoltoso; all’interno della secondaria superiore, poi, esiste uno polverizzazione di indirizzi (soprattutto tecnici) con obiettivi specifici molto differenziati fin dal primo anno, questo comporta ulteriori difficoltà per gli alunni ed incrementa considerevolmente la selezione.  In attesa che il mondo politico prenda delle decisioni concrete sulla sorte della scuola superiore, il mondo della scuola non è rimasto fermo, decine di sperimentazioni hanno cercato di supplire al vuoto ufficiale.

 

Sono state sperimentate diverse soluzioni di revisione della struttura scolastica, primo fra tutti l’istituzione di bienni più o meno unitari che consentissero un migliore orientamento degli alunni per quanto riguarda la scelta definitiva dell’indirizzo didattico e che al contempo non provocassero quelle difficoltà di passaggio tipiche della scuola superiore tradizionale.  Proprio l’esperienza acquisita in anni di sperimentazione ha evidenziato che l’istituzione di un biennio unitario, la programmazione come impostazione metodologico-didattica, programmi più aggiornati, la valutazione fondata su una molteplicità di aspetti e non soltanto sul profitto disciplinare non sono sufficienti a garantire un passaggio “morbido” dalla scuola media alla scuola superiore.  Tutto questo ha sollecitato gli insegnanti dell’Istituto Tecnico Commerciale “Antonio Pesenti” di Cascina a promuovere una serie di incontri tra docenti di scuola media e di scuola superiore per un confronto di esperienze didattiche e per eventuali prospettive di raccordo tra i due ordini di scuola.  Gli incontri si sono tenuti negli anni scolastici 1990/91 e 1991/92.  La prima serie di questi incontri è stata promossa in modo autonomo dall’I.T.C. Presenti nell’ambito dello studio e della ricerca didattica sperimentale in atto da molti anni nell’Istituto e si è realizzata tra docenti dell’Istituto e docenti di scuola Media di discipline umanistiche, linguistiche e scientifiche.

 

Il secondo ciclo ha costituito un vero e proprio corso di aggiornamento organizzato in collaborazione col C.I.D.I. di Pisa, patrocinato dal Provveditorato di Pisa, dall’IRRSAE Toscana e dall’Amministrazione Provinciale di Pisa e si è rivolto ad insegnanti di scuola media e di scuole superiori di tutta la provincia di Pisa.  Gli obiettivi degli incontri del primo ciclo sono stati individuati in una migliore conoscenza dei programmi e delle impostazioni metodologiche dei due ordini di scuola, nella ricerca di una soluzione di continuità attraverso un raccordo di obiettivi, metodologie e contenuti, cercando di superare le “umane” diffidenze esistenti tra i docenti di ordini di scuole diverse; sono state messe a punto prove di uscita/ingresso che potessero verificare se il raccordo aveva portato ad una effettiva continuità metodologica e una analisi dei risultati sia di uscita che d’ingresso.  Questi obiettivi hanno portato alla formulazione di test disciplinari da somministrare in uscita dalla Scuola Media ed in entrata alla Scuola Superiore e di un test multidisciplinare d’ingresso alla scuola superiore.  Nell’ambito delle Scienze Sperimentali la messa a punto di un test di uscita/entrata ha incontrato numerose difficoltà legate essenzialmente all’impossibilità pratica di conseguire un’omogeneità di contenuti a partire dai programmi non prescrittivi ed integrati della Scuola Media.

 

Il programma prevede infatti cinque grandi temi che spaziano dalla fisica alla chimica alla geologia alla astronomia, dalla biologia all’educazione sanitaria e all’energia, ma lascia ai docenti la libertà di scegliere i temi e di utilizzare il percorso ritenuto più opportuno per quella determinata classe.  Ciò è comprensibile (anche se può non essere condiviso) tenendo conto delle finalità della scuola dell’obbligo ma rende estremamente disomogenea la preparazione e gli standard di uscita degli alunni di classi diverse.  Questi problemi non si sono posti per la matematica in quanto i docenti di scuola media sono stati tutti concordi nel definire i requisiti minimi indispensabili, cosa che invece è risultata difficile per le scienze sperimentali (scelta spesso condizionata dalla preparazione universitaria del docente).  Il test è stato quindi costruito con quesiti che hanno privilegiato gli aspetti metodologici di acquisizione di abilità e di comprensione piuttosto che gli aspetti contenutistici.  Il confronto tra i risultati in ingresso al biennio e quelli in uscita dalla Scuola Media, ha avuto uno scarso valore statistico dato il limitato numero di risposte pervenute dalle scuole medie.  La mancanza di questi dati non ha tuttavia impedito le discussioni successive: anzi, proprio partendo dall’analisi sul perché questi sono mancati, si è sviluppato il dibattito su cosa si intende per raccordo e su come realizzarlo.

 

Gli incontri del ciclo 1991/92 sono stati aperti ad un più ampio numero di docenti di ogni ordine di scuola e sono stati impostati in modo più articolato: partendo da proposte di raccordo suggerite da esperti di didattica delle singole discipline durante una serie di conferenze specifiche e passando attraverso incontri di gruppi di lavoro per la discussione e la definizione operativa di attività di raccordo siamo arrivati alla fase conclusiva delle proposte.  Riguardo alle Scienze Sperimentali viste le numerose difficoltà incontrate nella formulazione, nella somministrazione e nell’analisi dei risultati dei test di uscita/entrata, è stato messo a punto e distribuito ai docenti, sia di scuola media che di scuola superiore, un questionario articolato in base agli obiettivi di apprendimento previsti dalla scheda sperimentale di valutazione della Scuola Media.  Attraverso di esso si è cercato di individuare quali concetti fondamentali, abilità operative, capacità logiche e lessicali, un alunno deve possedere all’interfaccia Scuola Media - Scuola Superiore.  Negli incontri dei gruppi di lavoro, utilizzando i dati del test d’ingresso degli alunni dell’I.T.C. “Pesenti” e del questionario per i docenti, i suggerimenti e le proposte fatte dal docente esperto durante il primo incontro, il dibattito è stato serrato ed ha permesso di evidenziare un nuovo aspetto relativo al raccordo inteso non come un’operazione di “ingegneria didattica”, ma come conoscenza delle attività reali dei due ordini di scuola.

 

Affrontare il problema del raccordo attraverso la messa a punto di test d’ingresso di tipo contenutistico poteva far pensare che si privilegiasse un “raccordo di servizio”, cioè la definizione di progetti di percorso che andassero unicamente incontro alle richieste della scuola superiore.  Al contrario, la tendenza inversa che considerasse “solo” la terminalità della scuola dell’obbligo (la “licenza a tutti”) e non si preoccupasse anche della propedeuticità alla Scuola Secondaria Superiore impedirebbe di fatto ogni possibilità di raccordo proficuo.  Dal dibattito è emerso che ci potrà essere raccordo solo se i docenti dei due ordini di scuola saranno reciprocamente consapevoli degli obiettivi di apprendimento e comportamentali definiti in relazione ai livelli cognitivi degli alunni: obiettivi specifici per ogni ordine di scuola, dunque, ma che dovranno tenere conto dell’evoluzione del processo formativo.  Il raccordo quindi può essere centrato su di un punto cardine: il raggiungimento di obiettivi calibrati in funzione dello sviluppo cognitivo degli alunni; ciò consente di affrontare uno stesso argomento a diversi livelli senza per questo considerare non completa la trattazione del problema se alcuni aspetti dello stesso non vengono discussi.

 

Da questa visione di raccordo, e per tutti i problemi precedentemente segnalati, i docenti partecipanti ai lavori di gruppo hanno ritenuto scarsamente significativo procedere alla formulazione di un test d’ingresso/uscita specifico per le scienze sperimentali e quindi che sia più opportuno verificare, in un test d’ingresso, le abilità trasversali a più discipline.  Coerentemente a tale visione di raccordo il gruppo di lavoro di Scienze ha esaminato due unità didattiche inerenti lo stesso argomento e rivolte ai due livelli della Scuola Media e del Biennio Superiore.  Il tema trattato è stato la classificazione, le unità didattiche discusse sono state: per la scuola media quella presentata nell’articolo “Una proposta pluridisciplinare nella media dell’obbligo”, nel presente numero di NATURALMENTE e per il Biennio le unità didattiche proposte nel numero 1/’90 di NATURALMENTE.  Gli incontri si sono conclusi con l’impegno da parte dei docenti presenti di sperimentare queste unità didattiche nelle proprie classi e di ritrovarsi alla fine dell’attuale anno scolastico per un confronto dei risultati.  Le considerazioni che al termine di questa esperienza biennale è possibile fare sono riassumibili in una domanda: “è realistico pensare a forme efficaci di raccordo?”

 

Le difficoltà come si è già detto sono notevoli e di vario tipo, attualmente è possibile impostare dei “progetti” basandosi esclusivamente sulla disponibilità di singoli docenti e questo, ovviamente, rende il processo sporadico e scarsamente significativo.  D’altra parte in un raccordo “istituzionalizzato” quali scuole sarebbero coinvolte? quelle del quartiere? della città? del distretto? di più distretti? oppure in un futuro regime di autonomia scolastica ogni istituto superiore istituirà propri raccordi? e con quali scuole medie?  La realizzazione di ognuna di queste ipotesi sarebbe, oltre che cervellotica, un colpo mortale alla “libertà di apprendimento”.  I nuovi programmi Brocca per la Secondaria Superiore passando dal “programma alla programmazione” dalla “verifica dei contenuti alla verifica degli obiettivi”, tengono conto dei problemi di raccordo con la scuola Media; a questo punto per poter trovare delle linee di sviluppo concordi occorrono cambiamenti proprio sul versante della scuola dell’obbligo: la definizione concreta di standard minimi di uscita, sia di contenuti che di metodo, uguali per tutti; e questo potrà essere realizzato solo quando questi obiettivi saranno resi prescrittivi.

 

 

Pubblicato originariamente su Naturalmente, 1993, 6 (1), 25-26.