Aggregati alla scuola

 

Vincenzo Terreni

 

Aggregare: unire insieme, aggiungere, ammettere a far parte di una compagnia.  Aggregato: unito, annesso; nella pubblica amministrazione e nell'esercito: personale sostituto, supplente. [1]  La vicenda che ci ha visto involontari protagonisti è piuttosto semplice: nelle commissioni di esami di Maturità nei Licei Scientifici il Ministero della Pubblica Istruzione non ha nominato i Commissari di Scienze Naturali, delegando il compito ai Presidenti di Commissione.  La formula, appunto, è quella di Commissario aggregato o, per usare il linguaggio corrente: membro aggregato (che sa tanto di protesi).  Non è una procedura inusuale negli Istituti Tecnici dove esistono una miriade di discipline differenti, ma è la prima volta che accade nell'Istruzione Classica ed il fatto che interessi proprio i Licei Scientifici non può essere considerato un aspetto marginale: viene da pensare che si vogliano aggregare le Scienze ai Licei Scientifici.  Non è bello!  Nel numero precedente [2] mettevamo in evidenza la difficoltà di insegnare la nostra disciplina proprio negli Scientifici per il numero di ore e per la tipologia della cattedra, in questo frangente assistiamo ad un ulteriore declassamento della cultura naturalistica.  Anche in questo caso il provvedimento è stato giustificato sulla base della razionalità e del risparmio e sembra facile giungere alla conclusione che i motivi di confusione nella scuola e di rigonfiamento della spesa pubblica vengano addossati sulle nostre gracili spalle.

 

Troppo onore Signora Ministro, non siamo così potenti da mandare in tilt la finanza pubblica e da trasformare in caotica una macchina ben oliata come la scuola italiana.  Certo la vicenda potrebbe lusingarci, in fin dei conti, ma non sono certo queste le motivazioni.  Al di là delle battute che sono state riportate da alcuni quotidiani (che hanno benevolmente voluto trattare la questione) non si è certo trattato di una svista o di un errore del cervellone, semplicemente di una scelta precisa del vertice politico del Ministero che valuta la Storia maestra di vita e quindi degna di essere presente in tutti gli indirizzi e degnamente rappresentata da un Commissario con tutti i galloni.  Per le Scienze è sufficiente un Commissario di complemento che può essere reperito sul campo attingendo all'elenco degli aspiranti giacente presso ogni Provveditorato agli Studi o affidandone la ricerca alle varie Segreterie scolastiche a mezzo telefono (con aggravi non indifferenti delle bollette pubbliche e diffida ai figli degli indiziati di rispondere all’apparecchio dalle ore 8 alle 14 dei giorni caldi).  Non è certo il caso di entrare nella discussione se era opportuno o meno nominare un Commissario di una disciplina invece di un’altra, non conviene: se la questione è posta in questi termini, la soluzione sarà sempre un pasticcio.

 

Se siamo costretti ad inserire in un contenitore troppo piccolo un corpo troppo grande e dobbiamo procedere ad una amputazione poco importa se verrà tagliato un pezzo o un altro: il risultato sarà sempre tragico o grottesco o tutti e due.  Questi esami, che durano sperimentalmente da un quarto di secolo, sono un inno all’improvvisazione per la parte organizzativa ed alla negazione della cultura per gli studenti.  Da una parte si danno temi che sembrano il manifesto pubblico della scuola moderna ed attenta, dall’altra si giudicano sufficienti le banalità prodotte dai candidati giungendo ad una percentuale di promossi che manca la totalità per questioni puramente accidentali; il risultato apparente è quello di presentarci all’Europa come un Paese ricco di stimoli culturali di cui la scuola riflette prontamente l’essenza registrando la crescita culturale dei giovani.  Sappiamo bene che tutto questo non è vero, che si tratta solo di uno squallido gioco delle parti: noi facciamo finta di fare un esame serio, il candidato faccia finta di prenderlo seriamente, la Commissione promuoverà il Candidato che si ritroverà tra le mani un finto titolo di studio.  La Cultura è un’altra cosa che la scuola non si sogna neppure di avvicinarsi a proporre e i maturati si differenziano dai maturandi semplicemente per l’assolvimento di un compito burocratico: l’Esame di Maturità.

 

Ma allora perché ci scaldiamo tanto se non ci hanno nominati per un esame squalificato e inutile?  Perché è un altro segnale che la situazione della scuola italiana non muta (e per quanto riguarda la formula della maturità non muterà neppure l’anno prossimo, stando alle dichiarazioni della signora Ministro).  L’impostazione originaria, che vanta la più alta longevità internazionale (¾ di secolo), rimane immutata, al massimo si dilata accogliendo benignamente delle propaggini, dei belletti che la rendono meno vecchia da lontano, ma ne rivelano lo stato avanzato di decomposizione dall’interno; è questa la situazione delle Scienze Naturali: un corpo sostanzialmente estraneo all’impostazione generale della nostra scuola ed alla cultura di chi la gestisce.  Se c’è disponibilità economica si consente una certa espansione controllata anche alle Scienze Naturali, ristretta, decisa caso per caso, sospesa al filo della concessione, ma si tratta sempre di una massa (sempre molto minuscola) di manovra, da sacrificare alla prima difficoltà.  Non si pone neppure come alternativa possibile, e poi alla Storia, figuriamoci.

 

Note

1. Palazzi, Folena, Dizionario della lingua italiana, Loescher, Torino, 1992

2. Pericolo estinzione, NATURALMENTE 2/93

 

 

Pubblicato originariamente su Naturalmente, 1993, 6 (3), 3.