EDITORIALE

 

Catia Pardini

 

Dopo molti anni di discussioni, proposte, proteste, promesse, illusioni, delusioni, è finalmente possibile vedere, nero su bianco, un progetto completo di modifica dei piani di studio e dei programmi della scuola secondaria superiore; la pubblicazione dei programmi del triennio completa il lavoro della commissione Brocca iniziato con le proposte di modifica del biennio.  Le proposte di modifica dei trienni sono state raccolte in due volumi (più di 1000 pagine) dalla casa editrice Le Monnier [1] e la loro lettura non è delle più amene.  È comunque interessante leggere (oltre ai quadri orari ed ai programmi disciplinari) la parte generale dove emerge la “filosofia” del progetto: rompere il tradizionale dualismo tra scuola classica e scuola tecnica per il superamento delle divisioni tra cultura umanistica e cultura scientifico-tecnologica al fine di ottenere una formazione culturale degli allievi più armonica e completa.  L’unitarietà del progetto è basata sulla pari dignità delle discipline, esplicitata dall'inserimento di un gran numero di esse in tutti (quasi) gli indirizzi (soprattutto nel biennio), ciò dovrebbe consentire l’eliminazione del divario culturale tra i diversi percorsi scolastici, − a questo si affianca una differenziazione degli itinerari che porta alla definizione di curricula (indirizzi) ben identificati ed identificabili di pari dignità formativa e culturale.

 

Un’altra novità interessante riguarda la continuità dei processo educativo: per la prima volta in un testo ufficiale del MPI che non sia legato a qualche sperimentazione, si prende atto dell’abbandono scolastico e si danno indicazioni per affrontare il problema del raccordo scuola media/scuola superiore e l’orientamento, non più limitato all’informazione delle potenzialità professionali di un indirizzo, diventa un processo continuo, causa ed effetto di una maggiore connessione tra livelli scolari.  Nell’impianto metodologico si trovano delle novità sostanziali: programmazione, verifica, valutazione fanno parte integrante dei progetto.  La programmazione diventa il punto centrale dell’attività didattica anche nella scuola secondaria superiore.  Si potrebbe obbiettare che da 18 anni la scuola italiana tutta dovrebbe lavorare per programmazione: i Decreti Delegati dei 1974 impongono ai Collegi dei docenti la programmazione annuale di tutta l’attività scolastica ed extrascolastica, e si può anche affermare che questa attività, nella maggioranza dei casi, è un atto puramente formale, ridotto ad una liturgia burocratica che si ripete uguale a se stessa un anno dopo l’altro.  A questo proposito il progetto della commissione Brocca dà delle indicazioni operative: finalità generali, finalità disciplinari, obiettivi di apprendimento, verifica degli obiettivi, ecc.; con queste tracce così definite sarà possibile procedere alla programmazione dell’attività didattica di una classe in modo concreto.

 

Questo modo di operare dovrebbe obbligare i docenti ad un confronto più stretto e i Consigli di classe dovrebbero perdere l’aspetto ripetitivo e frustrante per diventare il vero organo gestionale della attività di una classe.  Per chi ha lavorato in sperimentazioni questo modo di procedere non è nuovo e potranno sorgere delle obiezioni sulla bontà di tale impianto, ma dobbiamo comunque considerare che nella stragrande maggioranza delle scuole superiori italiane la programmazione è completamente sconosciuta, spesso si confonde con il programma per cui l’introduzione di questa nuova organizzazione del lavoro del docente, se fatta con criteri adeguati (aggiornamento dei docenti, tutoraggio da parte di esperti, ecc.), potrà dare dei buoni risultati.  In un progetto in cui la programmazione per obiettivi è il cardine centrale la verifica e la valutazione assumono una nuova connotazione: le verifiche dovranno essere effettuate in relazione agli obiettivi prefissati, la loro puntuale realizzazione consentirà la formulazione di valutazioni più mirate e, soprattutto, dovrebbe garantire una maggiore trasparenza dell’attività del docente.  Un aspetto innovativo delle proposte di piani di studio dei trienni è l’arca di progetto che coinvolgerà più discipline nella individuazione di un comune settore di ricerca e che impegnerà studenti e docenti nel 4° e 5° anno per un discreto numero di ore.

 

In questa rapida ricognizione sull’impianto generale c’è da sottolineare un’ultima novità: la formazione post-secondaria non universitaria.  La commissione Brocca ha previsto, nell’ambito della revisione dei trienni, una minore caratterizzazione professionale dei piani di studio a tutto vantaggio di quegli insegnamenti che per la loro ampiezza culturale sono in grado di fornire una più ampia e solida professionalità di base.  Questo orientamento è emerso (si legge nel documento) dalla consapevolezza della impossibilità (ed inutilità) da parte della scuola, di “mantenersi al passo” della rapida trasformazione dei sistemi produttivi e dalla conseguente necessità attuale di riqualificare comunque i neodiplomati.  L’esigenza di istituire corsi post-secondari nasce proprio da questo: la scuola secondaria superiore mantiene il suo ruolo formativo ed educativo, rimane intatta la validità dei diploma di maturità per l’accesso alle occupazioni per le quali è attualmente richiesto, continua ad essere terminale e conclusiva degli studi scolastici.

 

Per rispondere alle esigenze di specializzazione professionale verranno istituiti dei corsi post-secondari che non avranno carattere di continuità con la scuola precedente, dovranno essere attivati soltanto in base alle esigenze del territorio e del mercato dei lavoro, potranno avere una durata variabile (esistono già esperienze sperimentali in tal senso), la loro attuazione potrà essere gestita dalle scuole insieme ad altri enti e, essendo stati pensati come corsi di specializzazione finalizzati all’ingresso “immediato” nel mondo del lavoro, non dovrebbero costituire un “doppione” delle lauree brevi.  Per quanto riguarda gli indirizzi sono rimasti quelli che si possono ricondurre all’attuale impostazione liceale/magistrale con l’aggiunta di un indirizzo linguistico (introduzione obbligata che sancisce una situazione di fatto) e di un nuovo indirizzo scientifico/tecnologico.  La vecchia istruzione tecnica è stata invece notevolmente modificata tanto che gli indirizzi proposti sono soltanto 12 a fronte di decine di “vecchi”istituti.  Passando ad esaminare i programmi delle singole discipline nei diversi indirizzi almeno per quanto riguarda le discipline scientifico-sperimentali che più ci interessano, la speranza che ci aveva guidato nella lettura impallidisce sempre più man mano che procediamo.

 

Il lettore avrà modo di confrontare le opinioni ed i commenti degli addetti ai lavori negli articoli che seguono, ma globalmente si può dire che “tra il dire e il fare ...”: i programmi seguono solo apparentemente l’impostazione del progetto, si ha l’impressione che i gruppi di lavoro disciplinare non sapessero a quale filosofia progettuale ispirarsi, non abbiano avuto contatti con i gruppi delle discipline affini, che i programmi siano stati stilati tenendo presente soltanto la propria disciplina, avulsa dal contesto compreso il quadro orario!  Un esempio per tutti: nell’indirizzo scientifico la Biologia ha uno spazio di 7 ore nel triennio, in questo tempo debbono essere raggiunti 31 obiettivi di apprendimento previsti in relazione a contenuti specifici; nell’indirizzo linguistico obiettivi e contenuti differiscono di poco rispetto allo scientifico mentre il monte ore è di due ore concentrate all’ultimo anno!  Alla fine di questa rapida ricognizione globale è possibile fare alcune considerazioni: è senza dubbio apprezzabile il lavoro fatto dalla Commissione, si ha finalmente una visione generale sufficientemente dettagliata della possibile scuola secondaria superiore riformata, rimangono delle zone d’ombra non sufficientemente chiarite dal progetto (raccordo scuola media/superiore, raccordo biennio/triennio, post-secondario) o per niente affrontate (istruzione professionale ed artistica).

 

Altri aspetti lasciano perplessi, si parla ad esempio di integralità dei percorsi giustificandola con la presenza di molte discipline suddivise nei settori linguistico-letterario artistico, storico-sociale, matematico-scientifico tecnologico; si sostiene che l’integralità viene mantenuta anche nei trienni dove la differenziazione è più netta in quanto “... una disciplina può prestarsi a soddisfare più di una esigenza ... le componenti essenziali possono essere sufficientemente rappresentate anche se a ciascuna di esse non corrisponde una disciplina specifica”.  La sistematizzazione delle metodologie didattiche (pur indispensabile per una funzione docente più qualificata) è l’unico aspetto innovativo indicato, non si accenna minimamente alla formulazione di un principio culturale unificante, le singole discipline, mancando un punto univoco di riferimento, non concorrono al l’innovazione formativa ma spesso hanno realizzato solo operazioni di “lifting” sui programmi specifici.

 

Una grossa ambiguità la ritroviamo nelle tre righe dedicate agli insegnamenti scientifici: “... si è scelta la soluzione di distribuirli nell’arco dell’intero quinquennio secondo una successione giustificata primariamente da criteri didattici”, criteri non specificati né nella parte generale né a livello delle indicazioni delle singole discipline scientifiche; è quindi evidente che ad un globale incremento orario non ha corrisposto una chiara “crescita” culturale.  Tutto ciò si evidenzia dai programmi che, come già detto, appaiono disarticolati dal contesto del progetto, privi di collegamenti con le altre discipline, in alcune parti esclusivamente contenutistici.  La “filosofia” del progetto sembra, almeno per il settore scientifico-sperimentale, essere stata tradita: l’unitarietà dell’asse culturale non può essere realizzata, le discipline scientifiche sono ancora una volta sacrificate, quello che non ci è dato di capire è se le “pari opportunità” – non siano state concesse o non siano state sufficientemente sfruttate!  Al momento non resta che sperare in una revisione dei programmi che tenga conto delle osservazioni fatte da parte degli addetti ai lavori, in modo tale da rendere “giustizia” alla cultura scientifica.

 

Note

1. Piani di studio della Scuola Secondaria Superiore e programmi dei Trienni Le proposte della Commissione Brocca. Studi e documenti degli Annali della Pubblica Istruzione n° 59/60 Tomo I e II Le Monnier

 

Nota di redazione

Abbiamo ricevuto poco prima di andare in tipografia l’Appendice ai volumi in Nota [1] Annali della Pubblica Istruzione n° 61. Essa contiene il repertorio della errata corrige relativa ai due Tomi precedenti. Le correzioni non toccano tuttavia, aspetti sostanziali del progetto.

 

 

Pubblicato originariamente su Naturalmente, 1992, 5 (Speciale), 3-4.