IL SIGNIFICATO DEL COMPORTAMENTO ALTRUISTICO

 

Giuseppe Spadaro

Giuseppespadaro20@libero.it

 

Indice

1. L’egoismo

2. Il comportamento altruistico.  Eppure il comportamento altruistico esiste nella vita.  Domande d’obbligo.  Neodarwinismo e altruismo.  Una semplice spiegazione nel quadro della concezione ecologica dei sistemi viventi e dell’evoluzione.

3. La priorità della conservazione della popolazione.  Individuo, popolazione e comportamento altruistico.  Leggi che stanno a fondamento della conservazione della vita.  Storia dei fattori di conservazione della popolazione.  Di nuovo leggi che stanno a fondamento della conservazione della vita.  Gli “interessi” della popolazione al di sopra di tutto.  La gerarchia delle priorità.  Egoismo e altruismo.  Il ruolo della selezione naturale nel comportamento altruistico.

 

1. L’egoismo

Com’è noto, ogni essere vivente è spinto a conservarsi e a riprodursi.  Per conservarsi è necessario che si nutra, magari a scapito di altri e senza tener conto delle altrui necessità.  E allora l’erbivoro tende a togliere l’erba agli altri erbivori, il carnivoro tende a togliere la preda agli altri carnivori.  Il comportamento egoistico esiste a tutti i livelli della vita ed ha una sua logica e una sua ragion d’essere.  Faccio un esempio banale, che si può generalizzare.  Immaginiamo un leone che, uccisa una zebra, chiama al banchetto tutti gli altri predatori del circondario: leoni, iene, ghepardi, licaoni, sciacalli, ecc., ognuno dei quali ha una gran fame.  Dal nostro punto di vista di umani, questo sarebbe indubbiamente un esempio di comportamento altamente civile e meritorio da parte del nostro leone; ma vediamone le conseguenze.  Ebbene, com’è ovvio, dato a ciascun “banchettante” toccherebbe solo una misera parte della preda, ognuno rimarrebbe profondamente deluso … e anche affamato, come lo era all’inizio.  Come si vede, tale comportamento altamente altruistico sarebbe decisamente illogico e suicida in natura; e infatti non esiste.

 

Non esiste per diversi motivi.  Il primo è ovviamente quello che sarebbe impensabile che un leone potesse avere dei sentimenti altruistici;1 il secondo è che una simile logica della vita sarebbe stata altamente dannosa ai fini della conservazione della vita sulla Terra.  La cosa è talmente ovvia da non meritare ulteriori parole in proposito.  Da quanto si è argomentato, si giunge alla seguente conclusione, del resto nota: e cioè che l’egoismo sta a fondamento della vita del singolo individuo.  Nella logica della vita è necessario che ogni singolo essere vivente sia egoista, ovvero che, detto in termini antropomorfici, “pensi” solo a sé stesso.

 

2. Il comportamento altruistico

Eppure il comportamento altruistico esiste nella vita.  L’esempio del leone ( un esempio che ovviamente si può generalizzare) mostra chiaramente che ai fini della conservazione della vita è necessario l’egoismo individuale; eppure, il comportamento altruistico esiste nella vita.  Tanto per fare un esempio eloquente, le cure parentali sono tipi di comportamento altruistico.  Ora, se riflettiamo, il comportamento altruistico che permette le cure parentali realizza la conservazione del nucleo familiare, dato che in assenza del quale sicuramente la prole non riuscirebbe a sopravvivere.  Possiamo dunque ammettere che, almeno per quanto riguarda l’altruismo espresso nelle cure parentali, si tratta di un fondamentale fattore di conservazione del nucleo familiare.  Andiamo avanti nella nostra ricerca e consideriamo altri casi.  Com’è noto, i casi estremi di comportamento altruistico si trovano tra insetti sociali, come api e formiche, dove le femmine lavorano a tutto vantaggio di altri membri della colonia, senza però riprodursi.  Ma comportamenti altruistici si trovano anche fuori dagli insetti sociali.  Un esempio è costituito dal richiamo di allarme degli uccelli: l’uccello che emette il segnale di allarme e spesso salva i compagni dal pericolo, attirando su di sé l’attenzione dei predatori, mette a repentaglio la sua stessa esistenza.  Lo stesso discorso vale per certi pesci che in presenza di un pericolo scatenano l’allarme tra i compagni di gruppo.  Un altro esempio è fornito da certi uccelli e mammiferi che aiutano i genitori nelle cure parentali, ma senza trarne personale profitto.  E così via tanti altri casi.

 

Domande d’obbligo.  Ora, se è facilmente comprensibile il comportamento altruistico espresso dalle cure parentali dei genitori (allattamento, cibazione, difesa dei piccoli, ecc.), come si potrebbe spiegare invece il comportamento sicuramente altruistico di certi animali che danno l’allarme ai loro simili all’avvicinarsi dei predatori?  Come potrebbe spiegarsi che un animale (egoista per natura) metta a repentaglio la propria esistenza per salvare i propri simili?

 

Neodarwinismo e altruismo.  La spiegazione del comportamento altruistico è stata intuita da tempo dagli studiosi.  È infatti abbastanza evidente che esso è rivolto a individui dello stesso gruppo familiare, o comunque parentale o comunque della stessa popolazione.2  Ma, gli studiosi neodarwiniani, soprattutto i neodarwiniani ortodossi , pur avendo intravisto il significato del comportamento altruistico, non sono riusciti a spiegarlo in modo coerente con la loro dottrina, tanto che si è parlato (come per la sessualità) addirittura di “enigma”.  E infatti, un’ape operaia che non esita a trafiggere l’intruso nel suo alveare, non ostante si tratti di una mossa suicida; certi uccelli (ma anche certe scimmie, ecc.) che lanciano il segnale di allarme all’arrivo di un predatore, non ostante attirino su di sé l’attenzione del nemico col rischio di restarne sopraffatti; il famoso caso della ghiandaia della Florida, i cui nati della prima generazione prestano la loro collaborazione ai genitori nell’allevamento delle nidiate successive, e tantissimi altri casi noti ai naturalisti e agli etologi in particolare, non si possono inserire senza una evidente forzatura nel quadro della concezione darwiniana e soprattutto neodarwiniana, dove le questioni si spiegano soprattutto in termini di selezione, di riproduzione e sopravvivenza differenziale, di vantaggio riproduttivo, e via dicendo.  Dato che nella concezione neodarwiniana in ogni cosa devono necessariamente entrarci i geni, non si è riuscito a comprendere come sia stato possibile selezionare il “gene dell’altruismo” e come questo abbia avuto addirittura successo evolutivo.

 

La cosa fa ovviamente a pugni con il naturale carattere egoista di ogni essere vivente!  Nel quadro della concezione neodarwiniana della vita e dell’evoluzione è decisamente incoerente che un individuo sacrifichi se stesso a favore degli altri. «Può la selezione naturale,» si chiede per esempio il prof. M. Ridley, «favorire azioni altruiste che riducano il successo riproduttivo dell’attore?»3  E ancora: «In quali condizioni la selezione naturale favorirà l’altruismo?»4  «Se un individuo,» si osserva giustamente, «sacrifica il proprio interesse immediato per recare vantaggio a un altro, saranno i geni di quest’ultimo ad avere più chance di diffusione.»5  E ancora: «Come può l’evoluzione per selezione naturale, fondata sul vantaggio egoistico individuale, tollerare l’esistenza di comportamenti altruistici che a volte si spingono fino all’autosacrificio?»6  Davanti a una simile problematica si potrebbe facilmente ribattere che, fintantoché si cerca di spiegare i fenomeni della vita solo in termini di varietà casuale filtrata dalla selezione naturale, di successi riproduttivi, di “onnipotenza” della selezione naturale che tutto promuove e dirige, ecc., allora, come spesso accade, a un certo punto ci si trova infilati in vicoli ciechi.  E allora, così come da parte dei neodarwiniani è stato detto per il sesso,7 anche l’altruismo appare un “enigma inestricabile”.

 

Una semplice spiegazione nel quadro della concezione ecologica dei sistemi viventi e dell’evoluzione.  Quello che a certi studiosi è apparso una sorta di enigma, inspiegabile nel quadro della la logica darwiniana (che, come si sa, impone il successo riproduttivo individuale), trova invece una spiegazione semplice e coerente nel quadro di una concezione ecologica dell’evoluzione e dei sistemi viventi.  La popolazione è una categoria ecologica fondamentale che necessita di sistemi (meccanismi, fattori, ecc.) che ne garantiscano l’unità e la conservazione.  Mentre il sesso è sicuramente il principale fattore unificante (che tiene quindi unita la popolazione e ne impedisce la dispersione), altri fattori concorrono alla conservazione della popolazione medesima.8  Uno di essi è appunto il comportamento altruistico.  Tale comportamento non è però universale, ma interessa solo certe categorie di viventi, per alcune delle quali è indispensabile, mentre per altre è complementare.  In certe categorie di viventi un certo tipo di comportamento altruistico è addirittura obbligatorio (una conditio sine qua non) per la sua conservazione; si pensi per esempio alle cure parentali nei Mammiferi.9  Invece l’allarme lanciato da uccelli, pesci, scimmie, ecc. in situazioni di pericolo, non è altrettanto importante per la conservazione della popolazione.  Comunque, possiamo assumere che il comportamento altruistico è in diverse misure uno dei tanti fattori di conservazione della popolazione.10

 

3. La priorità della conservazione della popolazione

Individuo, popolazione e comportamento altruistico.  Per cogliere meglio il significato del comportamento altruistico, conviene prima considerazione il ruolo che ha l’individuo nella popolazione.  Ebbene, il singolo individuo, pur sicuramente fondamentale11 per l’esistenza delle popolazioni, delle specie, degli ecosistemi, dell’insieme-vivente, preso in sé non conta nulla.  Il singolo individuo Tizio non conta nulla nell’ambito della popolazione di appartenenza in quanto può essere sostituito da un individuo Caio, con le stesse caratteristiche, senza che il sistema abbia a soffrirne.  Pur essendo l’esistenza dei suoi componenti essenziale per la stessa esistenza della popolazione, il singolo componente è dunque solo un ingranaggio sostituibile con un altro.  Nella logica del sistema-popolazione è importante che i suoi componenti si conservino, ma solo come “componenti” con certe caratteristiche, non come particolari individui Tizio, Caio, Sempronio, ecc.  Ora, dal momento che nella logica della vita è assai più importante la conservazione della popolazione rispetto a quella del particolare individuo,12 ebbene, assieme a tutti gli altri istinti (di conservazione, di riproduzione, ecc.) in certe categorie di viventi è sorto il comportamento altruistico, finalizzato appunto alla conservazione del gruppo (nucleo familiare, parentale, popolazione, specie).

 

Leggi che stanno a fondamento della conservazione della vita.  Va ora detto che, senza nulla togliere al meccanismo neodarwiniano mutazioni-selezione naturale e agli altri concetti darwiniani, il comportamento altruistico non potrebbe essere il prodotto dell’evoluzione per selezione naturale.  Esso, così come gli altri fattori di conservazione della popolazione (sessualità, varietà, ecc.) è plausibilmente l’espressione di leggi che stanno a fondamento dell’organizzazione della vita.

 

Storia dei fattori di conservazione della popolazione.  I fattori di conservazione della popolazione sono diversi e di varia rilevanza. Ognuno di essi ha la propria storia.  Mentre i fondamentali fattori di conservazione come la sessualità hanno una storia antichissima e sono apparsi contemporaneamente alla costituzione della categoria ecologica di popolazione, altri fattori meno rilevanti ma utili, come per esempio il comportamento altruistico, hanno una storia assai meno antica.  Ma c’è di più, la sessualità e la varietà sono fattori generalizzati, quindi universali, che si trovano a tutti i livelli, dai batteri all’uomo, invece certi fattori, come appunto il comportamento altruistico, sono limitati solo a certe specie animali, a cominciare da un certo livello della scala della vita.  Ma a questo punto si pone una domanda cruciale: quando è sorto il comportamento altruistico?  A una tale domanda si può intanto dare una risposta di carattere generale: il comportamento altruistico è associato a certi tipi di organizzazioni ecologiche e quindi assai plausibilmente sorge con esse.  L’organizzazione ecologica dei batteri, dei protozoi, delle spugne, ecc. non necessita di alcun tipo di comportamento altruistico, ma in altri tipi di organizzazioni biologiche è invece necessario o comunque utile.  Possiamo allora assumere che l’apparizione dei mammiferi implica quella del comportamento altruistico necessario per le cure parentali: mammiferi e comportamento altruistico delle cure parentali sono pertanto intimamente associati.  Ma tra certi mammiferi, assieme all’indispensabile comportamento altruistico delle cure parentali, è apparso anche un altro tipo di comportamento altruistico; la scimmia che all’arrivo di un pericolo dà l’allarme esponendosi al pericolo di cadere vittima del predatore è un esempio eloquente di comportamento altruistico di mammiferi che si aggiunge alle cure parentali.  Ebbene, com’è a tutti evidente, un tale comportamento è finalizzato alla conservazione del gruppo.  La conservazione del gruppo è dunque assai più importante di quella del singolo individuo.

 

Di nuovo leggi che stanno a fondamento della conservazione della vita.  Nella logica della vita individuo e popolazione si devono conservare, ma la conservazione della popolazione ha la precedenza su quella dell’individuo.  Ora è assai poco plausibile che la necessità di conservare prima di ogni cosa l’insieme possa essere il prodotto di un’evoluzione per selezione naturale.  È anche assai poco plausi bile che il comportamento altruistico di scimmie, uccelli, pesci, ecc., sia consapevole o addirittura dovuto a spirito di sacrificio.  È invece assai ragionevole ammetterne l’inconsapevolezza, la pura istintualità, e che invece sia l’espressione di leggi che stanno a fondamento dell’organizzazione della vita.

 

Gli “interessi” della popolazione al di sopra di tutto.  La vita del singolo individuo è considerata “sacra e inviolabile” solo nella società umana.  In tutto il resto dei viventi il singolo non conta nulla.  Nella logica della vita il singolo deve conservarsi e riprodursi soprattutto per conservare l’insieme di appartenenza.  Tale insieme (la popolazione) deve avere la massima efficienza ecologica (fitness medio); d’onde la necessità di potarne l’eccesso tramite la selezione naturale, di renderlo efficiente al massimo grazie alla selezione sessuale.  In tale logica il singolo individuo in certe specie (uccelli, pesci, ecc.) è spinto per istinto a mettere in pericolo la propria vita per salvare (conservare) il gruppo.  In tale logica anche le caste sterili degli insetti sociali sacrificano per istinto i loro “personali interessi” per la conservazione dell’insieme.  Quello che comunque emerge da tantissimi esempi empirici è che nella logica della vita la conservazione della popolazione, come si è già osservato, viene prima di quella dei suoi singoli componenti, che pure è necessario che si conservino.  La cosa si coglie in modo assai chiaro nei batteri. In caso di stress, un particolare loro meccanismo genetico scatena una valanga di mutazioni; la gran parte di mutanti soccombe, ma spesso un nucleo parentale adatto alla nuova situazione ambientale sopravvive e ricostituisce il clone.  Come si vede, il meccanismo genetico di conservazione ha prodotto la va langa di mutazioni per “salvare” il clone, e non certo i singoli batteri!

 

La gerarchia delle priorità.  Nella logica della vita la priorità della conservazione è assegnata all’insieme più importante, che di solito è quello che contiene il maggior numero di unità viventi.  Vi è una sorta di gerarchia.  La conservazione dell’insieme–vivente ha la priorità assoluta.  L’insieme-vivente è l’insieme di tutti gli ecosistemi terrestri, ma anche l’insieme di tutte le specie terrestri.  Così come nell’ambito della popolazione il singolo individuo è un semplice ingranaggio sostituibile con un altro, allo stesso modo nell’ambito della specie una popolazione (un gruppo familiare, parentale) può essere sostituita con un’altra, senza che la specie ne abbia da soffrire.  Ma nell’ambito dell’insieme–vivente anche una specie può essere sostituita con un’altra, senza turbare il mirabile e prodigioso equilibrio biologico del tutto.13

 

Egoismo e altruismo.  Nella logica della vita egoismo e altruismo non sono contraddittori, ma complementari.  È assolutamente necessario che ogni singolo individuo sia egoista e che operi sempre pro domo sua.  Tuttavia, in certe occasioni, quando è necessario, nell’interesse della conservazione della famiglia, del gruppo, della popolazione (e quindi della stessa specie) è anche necessario che operi nell’interesse della collettività, magari a costo di sacrificare la propria vita.  Ma è chiaro che non si tratta affatto di sacrifici come li intendiamo noi.  Gli animali, pur avendo ampia libertà di movimento e di scelta, non sono consapevoli, ma solo animati da istinti; quindi, anche il “sacrificio” della vita avviene meccanicamente, per istinto appunto, in base a una logica che affonda nelle profonde radici della vita.

 

Il ruolo della selezione naturale nel comportamento altruistico.  Come si sa, una popolazione è costituita da un certo numero di individui; numero che ora aumenta e ora diminuisce, a seconda se le condizioni ambientali ( quantità di cibo, acqua, ecc.) sono favorevoli o no. In una popolazione che vive raccolta nell’ecosistema, essendo composta da nuclei familiari o comunque parentali, qualsiasi nuovo carattere favorevole alla conservazione del tale gruppo parentale Gp (come per esempio il comportamento altruistico), rafforza il gruppo medesimo e la sua capacità di riprodursi e quindi di espandersi in seno alla popolazione medesima, a scapito di altri nuclei.  S™e il nuovo carattere è sensibilmente efficace ai fini della conservazione dell’insieme, prima o poi si diffonde in tutta la popolazione.  Se ora per meglio cogliere il fenomeno consideriamo idealmente costante in numero (k) di individui della popolazione, si vede meglio il lavoro della selezione naturale che, favorendo l’espansione del gruppo parentale Gp, realizza in tal modo una selezione di gruppo.

 

Il comportamento altruistico: un fattore di conservazione della popolazione

Il comportamento altruistico, nel quadro di una concezione ecologica dei sistemi viventi, non è altro che un fattore di conservazione della popolazione, come tali sono la varietà, la sessualità, il mimetismo, l’organizzazione gerarchica, la simbiosi, ecc.  In altri termini: ogni popolazione ha la necessità di conservarsi (sopravvivere); per conservarsi ha bisogni di sistemi, meccanismi, insomma di fattori di conservazione.  Ebbene, in certe di categorie di viventi, assai più evolute di altre nelle quali è assente, il comportamento altruistico è uno dei fattori di conservazione.  In alcune categorie di viventi, come per esempio i mammiferi, l’altruismo espresso nelle cure parentali è addirittura imprescindibile, dato che in sua assenza, tale classe di viventi non potrebbe esistere.

 

Bibliografia e Note

1. O degli istinti altruistici fuori dall’ambito del suo ristretto nucleo familiare.

2. Ma, anche ammessi certi rari casi in cui un individuo aiuti un altro individuo di specie diversa, la cosa risulta sempre vantaggiosa anche a chi compie l’azione altruistica e indirettamente vantaggiosa anche per la sua specie.

3. Mark Ridley, Evoluzione, McGraw–Hill, 2005, pag. 281.

4. Ibid.

5. T. Pievani, Introduzione alla filosofia della biologia, Editori Laterza, 2005, pag. 227.

6. T. Pievani, Ibid.

7. Com’è noto, gli studiosi di matrice neodarwiniana non sono mai riusciti a spiegare l’esistenza del sesso nel quadro della loro dottrina. A tal proposito si veda M. Ridley, Evoluzione, pag. 296 e segg.

8. Tali fattori sono innanzitutto quelli che conservano gli stessi singoli individui.

9. Infatti, senza cure parentali, i piccoli mammiferi perirebbero e con essi tutta la Classe dei Mammiferi.

10. A garantire la conservazione della popolazione concorrono la sua composizione varia, la selezione sessuale (ma solo in certe categorie di viventi), la selezione naturale (in tutte le categorie di viventi), tutti i fattori che facilitano il riconoscimento dei membri della popolazione (odori, colori, ecc.). I fattori che concorrono alla conservazione della popolazione sono diversi e di diversa rilevanza: si va da quelli assai rilevanti (come la sessualità) a quelli via via meno rilevanti ma comunque utili.

11. E infatti senza i singoli individui non esisterebbero popolazioni, specie, ecc.!

12. Questo assunto ha la sua massima evidenza empirica tra i batteri, dove i singoli vivono solo per qualche decina di minuti. In casi di stress (per esempio in ambiente antibiotico) vi è una vera ecatombe di batteri, ma se un nucleo riesce a salvarsi, ricostruisce il clone. Che il singolo individuo non conti, ma solo la popolazione e quindi la specie, la stirpe) si vede anche nell’enorme mortalità di singoli individui tra certe specie animali (pesci, ecc., che producono migliaia e migliaia di uova, che producono individui destinati in gran parte a morire, dato che solo pochi riescono a sopravvivere e a loro volta a riprodursi.

13. Osserviamo di passaggio che anche nel nostro organismo muoiono e nascono continuamente delle cellule, ma si conserva l’insieme che è l’organismo medesimo.