CONSIDERAZIONI SUL D.P.R. n. 382 ED IPOTESI DI NUOVE PROSPETTIVE DI AGGREGAZIONE PER LA RICERCA IN DIDATTICA DELLE SCIENZE

 

P. Manzelli, M. G. Costa, F. Olmi

Gruppo Università/Scuola, Istituti chimici, Università di Firenze

 

Quali sono le possibilità offerte dal recente DPR 11 LUGLIO 1980 sulla docenza e la sperimentazione organizzativa e didattica, per quel che riguarda coloro che si interessano di ricerca didattica nel campo degli insegnamenti di scienze?  Questa è la domanda a cui tenteremo brevemente di rispondere con questa breve relazione.  (Relazione presentata alla riunione del 28/11/80 della Sez. Toscana della SCI).  In realtà il dibattito sul DPR 382 è oggi preferenzialmente incentrato sulla problematica della docenza e sul riassetto delle carriere, ma in realtà, per quanto con molte incongruenze, che tenteremo di sottolineare, il Titolo III parla esplicitamente della sperimentazione organizzativa e didattica delle Università.  All’Art. 81 si dice infatti che «nelle Università e negli Istituti di Istruzione Universitaria è consentito (la sottolineatura è nostra) di avviare la sperimentazione organizzativa e didattica intesa come individuazione e verifica di nuove modalità di espletamento della attività di ricerca e di insegnamento ...».  Va innanzitutto osservato che le norme che seguono tale capoverso regolano la possibilità suddetta in chiave organizzativa e strutturale e cioè non danno indicazioni a livello dei contenuti dell’insegnamento allo scopo di preservare la libertà di insegnamento del docente.

 

La Commissione di Ateneo ed il CUN (Consiglio Nazionale Universitario) sono le strutture garanti del controllo e degli orientamenti generali delle eventuali modifiche strutturali ed organizzative, che riguardano la costituzione dei Dipartimenti (Art. 83) la permanenza degli Istituti (Art. 88), la costituzione di Centri Interdipartimentali di ricerca (Art. 89) e di servizi (Art. 90) e le norme di collaborazione interuniversitaria (Art. 91) ecc..  Una prima contraddizione si rileva per il fatto che solo per le Università di nuova istituzione sarà obbligatoria la struttura in dipartimenti mentre negli altri casi nulla vieta che permangano gli Istituti.  Secondo quello che abbiamo potuto documentarci solo la Turchia è il paese la cui Università presenta la convivenza della doppia struttura in Dipartimento ed Istituti, senza optare per l’una o per l’altra struttura creando con ciò non poche difficoltà in special modo nei riguardi della didattica universitaria, che va ad avere una netta rispondenza con la situazione di confusione generale che sussiste in quel paese. (Vedi V. Tinto, University productivity on the organization of higher education in Turkey, Higher Education, 3, 1974, pp. 285-302).

 

La questione della incompatibilità strutturale che sussiste tra Istituti (di origine francese e tedesca) ed i Dipartimenti (di origine statunitense ed anglosassone) è stata rilevata da A. Colombo (vedi: Il banco di prova dei Dipartimenti: in AAVV, Come Riformare la Scuola, I problemi di Ulisse, Firenze Nov. 1977 p. 176-186).  Per comprendere le ragioni di fondo di una tale incompatibilità (sia pure in modo sintetico) bisogna rifarsi al come ed in quale contesto sono nati i concetti stessi di Istituto e di Dipartimento (vedi Van de Graff John H. et al., Academic Power Patterns on Authority in Seven System of Education. Praegher, N.Y., 1978).  Van de Graff dimostra che originariamente la struttura classica dell’Istituto basato sulla «cattedra» era nata al precipuo scopo di favorire la ricerca pura.  L’Istituto nasce infatti in un contesto ideologico di tradizione illuministica ed in riferimento ad una scuola di elite nella quale la ricerca dipende dalle scelte del maestro ed è la guida dei suoi insegnamenti.  In seguito ad una tale impostazione il cattedratico detiene nell’ambito delle proprie competenze una autorità scientifica assoluta ed evidentemente insegna quel che solo lui sa insegnare.  In dipendenza da ciò l’Istituto viene anche in seguito caratterizzato da una regola fissa: quella della titolarità dell’insegnamento per cui a ciascun programma di studi è attribuito un solo docente.

 

Quanto sopra (specie in seguito alla trasformazione della Università in Università di massa) rende inadeguato il rapporto tra Ricerca e Didattica, poiché la struttura dell’Istituto, finalizzata alla ricerca tende a sviluppare la specializzazione frammentaria della ricerca e a separare sempre di più questa ultima dall'insegnamento, in special modo (evidentemente), da quello di tipo generale necessario a generare una base adeguata alla stessa specializzazione.  Il Dipartimento di tipo americano (nato in un contesto culturale e socio-economico differente) è stato esplicitamente ideato per sopperire a questa carenza nei riguardi della organizzazione e della programmazione didattica ed è orientato a ben definite finalità educative di una scuola che stava diventando di massa.  Il Dipartimento tende infatti a realizzare un rapporto biunivoco tra ricerca e didattica basato su una più elevata partecipazione di varie competenze per uno stesso corso.  I Dipartimenti sono così caratterizzati dal fatto che la didattica viene programmata onde seguire adeguatamente lo sviluppo della scienza in relazione a prestabilite finalità educative.  Tale programmazione si basa sull’osservazione che le discipline non sono definite una volta per tutte, ma che esse si fondano su certe cognizioni specifiche che sono correlate ad una vasta gamma di contesti e di applicazioni; in seguito a tali contesti e possibilità di applicazioni, a cui viene finalizzato l’insegnamento, si realizza una differente partecipazione dei docenti per definire il corso di insegnamento che si intende programmare, a livello dei contenuti e quindi dei metodi didattici, ritenuti più opportuni.  Tramite la distribuzione del carico didattico si ottiene quindi un miglior rapporto tra didattica e ricerca ed una maggiore flessibilità dei corsi di studi che permette di variare la formazione dei profili professionali a seconda delle esigenze educative, e comunque migliorando in ogni caso la qualità della didattica.

 

Riassumendo quindi nel dipartimento di tipo americano si tende a garantire un adeguamento dei contenuti dell’insegnamento in conseguenza allo sviluppo stesso della ricerca scientifica, mentre la struttura realizzata sulla base degli Istituti fondati sulla cattedra tende invece a rendere obsoleti i corsi in special modo quelli introduttivi e di tipo generale che non essendo fortemente specialistici incorporano uno spettro vasto di contenuti specialistici difficilmente affidabili ad un solo docente titolare della cattedra.  Di questo si sono resi conto anche in Francia ed in Germania che hanno provveduto già prima che in Italia a riordinare le loro strutture educative universitarie.  In Francia per vincere l’inefficienza funzionale delle strutture educative universitarie fondate sull’Istituto fu emanato il decreto orientativo generale del 1968 che approvò quali nuovi blocchi costitutivi della struttura Universitaria le U.E.R. (Unites d’enseignment et de recherche); mentre in Germania la legge quadro Federale del 1976 ha predisposto come unità organizzativa della Università le «Aree Didattiche» (Fachgebiete; Fach = Disciplina).  Queste strutture sono ambedue tese a realizzare un miglioramento della didattica universitaria e a favorire la collaborazione interdisciplinare.  In Inghilterra esistono invece i dipartimenti, ma a differenza di quelli USA si articolano su un sistema cattedratico tipico della struttura universitaria della vecchia Europa.  Il rapporto tra ricerca e didattica è però realizzato in seguito a vari miglioramenti delle strutture di coordinamento interdipartimentali ed in base ad un forte sviluppo della ricerca educativa che si realizza nei dipartimenti di educazione che hanno cura di adeguare le finalità educative alle esigenze dello sviluppo industriale e socioeconomico generale.

 

Tratteggiati così brevemente gli aspetti fondamentali della struttura dei Dipartimenti e degli Istituti nei vari paesi nonché delle varie correzioni orientate al miglioramento della didattica, (modificazioni delle quali non sono esenti neppure i dipartimenti negli USA; vedi ad es.: Mc Henri Dean E. et al., Academic Departments Problems, Variations and Alternatives, Jossey Bass, S. Francisco, 1977), si nota come, anche nel nostro Paese sarebbe essenziale uno sviluppo dei Dipartimenti mirante al miglioramento del rapporto tra ricerca e didattica, ed in particolare come sarebbe necessaria la costituzione di Dipartimenti di Educazione.  (Vedi ad es. P. Manzelli, I Dipartimenti di Educazione nella Università, La Chimica nella Scuola, No. 2 ( 1980) pp. 47-52).  Purtroppo a nostro avviso tale giusta aspettativa sarà di difficile realizzazione nelle condizioni dettate dal recente DPR 382.  In esso si nota infatti come i Dipartimenti vengano costituiti sulla base di aggregazioni riguardanti preferenzialmente la ricerca, anziché la didattica, in base al concetto di omogeneità dei settori di ricerca, e cioè senza proporsi una correlazione ottimale tra ricerca e didattica.  Inoltre, la impostazione interdisciplinare, così utile per la realizzazione di Dipartimenti di Educazione orientati per «tematiche», non è favorita (anche se in teoria è possibile realizzare dei Dipartimenti cosiddetti «atipici»), e ciò proprio per il fatto che il principio informatore della costituzione dei Dipartimenti è fondato sul concetto di «affinità» disciplinari.  Pertanto in seguito alle condizioni definite dal DPR 382, sembra perlomeno difficile la costituzione di Dipartimenti di Educazione, a meno che non siano di tipo disciplinare, e ciò comporta il rischio di vedere la esclusiva formazione di un dipartimento sostanzialmente di Pedagogia e di materie affini che sarebbe incapace, per competenza, ad entrare nella logica del rinnovamento dei contenuti dell’educazione delle materie scientifiche, necessario a realizzare un rapporto ottimale tra ricerca e didattica.

 

Datosi che la ricerca educativa richiede l’apporto di competenze diverse (proprio perché essa è elaborata per problemi educativi che in gran parte evadono il campo strettamente disciplinare), sarebbe altresì fortemente necessaria la costituzione di un dipartimento a carattere interdisciplinare; ma esso a nostro avviso, perlomeno nella prospettiva a breve e medio termine dell’attuale contesto Universitario Italiano, non sembra facilmente realizzabile.  È in seguito a tali osservazioni che proponiamo ai ricercatori nel campo della didattica delle discipline scientifiche di rivolgere la loro attenzione alle altre unità di ricerca che sono previste dallo schema organizzativo generale del DPR 382.  I «Centri di Ricerca Interdipartimentali» (od anche inter-istituto) di fatto sono le uniche strutture previste dal DPR 382 che possono essere prese in considerazione per costituire aggregazioni di ricerca di tipo interdisciplinare, nelle quali cioè possano sorgere iniziative di progetti scientifici coinvolgenti competenze diverse.  Purtroppo il DPR all’art. 89 non definisce esattamente le caratteristiche specifiche di questo organismo e pertanto, come Gruppo di Ricerca in Didattica delle Scienze, ci proponiamo di inviare quesiti di chiarimento al C.U.N.  Malgrado ciò anche nei termini nei quali l’art. 89 ed il successivo art. 91 sono scritti, sembra che sia possibile costituire tali Centri entro scadenze temporali definite, in relazione a specifici problemi di «ricerca finalizzata», finanziati sulla base di contratti o convenzioni da Enti Pubblici o dalle stesse Università.  L’art. 91 prevede inoltre il coordinamento di tali Centri a livello regionale ed anche nazionale e persino, salvo approvazione congiunta del M.P.I. e del M.A.E., anche a livello internazionale.

 

Questi brevi articoli del DPR 382, seppure malamente definiti, danno adito ad una possibilità istituzionale di costituire strutture di collaborazione a griglia, orizzontali rispetto ai dipartimenti costruiti per affinità disciplinari.  A tali strutture di ricerca i docenti possono aderire per tempi definiti o a tempo parziale realizzando una «doppia appartenenza» ai dipartimenti od istituti ed ai centri.  (In realtà anche la possibilità della doppia appartenenza sembra sia da definire meglio).  Comunque sia, secondo noi, è preferenzialmente nell’ambito di tali strutture interdipartimentali ed interuniversitarie che sarà realisticamente possibile che si aggreghino i ricercatori in didattica delle scienze, formulando proposte abbastanza dettagliate perché le loro esigenze di ricerca (finalizzate al rinnovamento della educazione scientifica e tecnica nelle scuole di ogni ordine e grado) possano essere soddisfatte.  La temporaneità, può non essere un inconveniente poiché contribuisce alla flessibilità della struttura correlata alle varie tematiche di ricerca di volta in volta affrontate, ma è necessario che la struttura del Centro non sia destinata ad esaurirsi con la conclusione di ogni occasionale progetto di ricerca, in quanto la flessibilità strutturale si realizza non solo con la temporaneità delle ricerche e con la mobilità dei docenti ma soprattutto tramite una adeguata progettazione.  Tali problemi non sono da nulla e saranno da chiarire opportunamente nel realizzare la costituzione dei Centri proponendo una articolata progettazione educativa.  È necessario inoltre pensare all’inserimento in tali strutture di ricercatori provenienti dalle scuole medie ed elementari.  Le leggi attuali, che permettono il «comando» presso le Università, sono anch’esse insufficienti (vedi ad es. F. Melenzer, Trasferimenti, Comandi, Assegnazioni, La Nuova Italia, 1980) e ciò non facilita il coordinamento tra Università e Scuola necessario allo sviluppo della ricerca e della sperimentazione educativa nel nostro Paese.  Concludendo, come si vede il DPR 382, pur aprendo nuove prospettive di aggregazione istituzionale per la ricerca didattica, suscita una serie di problemi non indifferenti che, in breve, dovranno trovare una equa soluzione.

 

 

Pubblicato originariamente su La Chimica nella Scuola, 1981, 3, 2-5. Riprodotto con l'autorizzazione del Prof. Pierluigi Riani, direttore di CnS.