ETICA E RICERCA BIOLOGICA

 

Pietro Omodeo

 

Trattare il problema dell’etica in biologia è estremamente complesso; sono moltissime le interazioni tra la biologia e le due discipline ad essa più vicine, la psicologia e la sociologia; esiste anche una sociobiologia che dovrebbe fare da ponte tra la sociologia e la biologia stessa.  Questo intreccio crea una quantità di problemi di natura etica, difficili da sfiorare pur con ampia disponibilità di tempo.  I rapporti tra biologia e sociologia, diciamo anche politica esplicitamente, si sono per esempio inaspriti subito dopo la rivoluzione francese, quando i generosi ideali di libertà e fratellanza dovevano estendersi anche alle popolazioni di altri continenti, anche a popolazioni negre e popolazioni asiatiche.  Ebbene, dopo la rivoluzione francese, ci fu la rivolta nelle colonie francesi e i Francesi tentarono di reprimere in modo molto brutale la rivolta ad Haiti.  In quell’epoca incomincia la discussione, tra gli antropologi, se gli uomini siano effettivamente tutti uguali o se non ci siano per caso delle differenze (anzi alcuni sostenevano che l’uomo bianco ha il diritto di trarre in schiavitù altri popoli perché si tratta di forme umane non perfette).  Su questo dibattito c’è una letteratura molto vasta ed è forse interessante ricordare che Darwin si schierò contro lo schiavismo contro questa barbarie, e cita a proposito il contatto immediato avuto durante il suo lungo viaggio con popolazioni cosidette selvagge.  Lo schiavismo, verso la fine del secolo scorso, si tramuta in razzismo e questo razzismo pretende di avere un carattere scientifico e diventa addirittura programma sociale.  In alcune nazioni, secondo questo programma, si tende ad estirpare alcuni mali della società agendo direttamente sulle persone o, in alcuni casi, impedendo per legge la riproduzione e i matrimoni misti, o addirittura arrivando alla castrazione delle persone che avevano commesso dei reati che non si desiderava che venissero trasmesso alle generazioni future.

 

La legislazione sull’eugenetica, di questo inizio di secolo, che copre grandissima parte del cosidetto mondo occidentale (dalla Scandinavia fino al Nordamerica) è veramente agghiacciante; per esempio è inibito il matrimonio di quelli che soffrono di epilessia, con la pretesa che l’epilessia sia una malattia di tipo ereditario, si considera non valido il matrimonio tra persone malate di mente quando ancora oggi non si riesce a dare una decente definizione di malato di mente e via di questo passo...  Ci sono ovviamente anche altri divieti, ad es. il divieto di matrimoni misti perché peggiorano la qualità della popolazione.  Questo problema del razzismo, sotto le suo vesti diverso di eugenetica o di franca difesa dello schiavismo, raggiunge il paradosso, l’acme atroce durante la campagna antiebraica in Italia come in Germania e ha il suo epilogo nel genocidio di ebrei, di zingari, di russi.  Voi non sapete, perché queste cose sono accuratamente nascoste e celate, che all’epoca ci fu l’invito ai biologi italiani a sottoscrivere un appello per la difesa della razza, appello che trovò soltanto due firmatari in Italia tra quelli che si occupavano di biologia animale (purtroppo invece in Germania successe ben altro, furono l’eccezione quelli che non firmarono l’appello).  Il programma per la difesa della razza in Italia aveva una rivista con due direttori di cui uno era Telesio Interlandi e l’altro il defunto capo del MSI.

 

Questo tralignare di concezioni genetiche relative all’uomo in operazioni che non si possono più chiamare politiche, ma semplicemente infami, questo esercita ancora una qualche azione abbastanza subdola alla quale bisogna stare attenti e questa è legata ad una concezione che sembrerebbe scientifica, ma scientifica non è, che è quella del determinismo psicologico; secondo il determinismo psicologico ognuno si comporta così come sono i geni che esso ha ricevuto in eredità dai suoi genitori e, attraverso i suoi genitori, dalle generazioni precedenti.  Questa concezione del determinismo psicologico, del determinismo assoluto è proprio quella che giustifica le pratiche eugenetiche: se uno dei genitori o un antenato è stato un delinquente tu sei condannato geneticamente, per fatalità fisica e fisiologica a diventare anche tu un delinquente e pertanto è bene che tu sia eliminato.  Questa però è una cosa che oggi si tace, ma non si taceva 50 anni fa: "deviessere eliminato dalla possibilità di lasciare discendenti".

 

Questa concezione che il comportamento psicologico, la genialità stessa siano strettamente vincolati al patrimonio ereditario, ha indotto una personalità molto importante della biologia moderna, Hermann Müller, a sostenere l’opportunità di creare una banca degli spermatozoi che dovrebbe servire per ingravidare le donne di figli migliori, selezionando appunto individui tra gli uomini di studio, tra gli uomini di grandi qualità artistiche o scientifiche e invitandoli a depositare i loro spermatozoi.  Io spero che H. M. non abbia fatto a tempo a depositare i suoi perché effettivamente aveva una mentalità molto distorta che poi e la mentalità del film "Il dottor Stranamore".  Il dottor Stranamore non è altro che la caricatura di H. M. il quale all’ultimo momento, avuta notizia che è stata innescata la guerra atomica da un certo cow-boy che cavalca la bomba atomica, dice: "ora è il momento di raccogliere alcuni ottimi esemplari, metterli in un rifugio antiatomico, perché possano poi preparare la generazione del dopobomba".  Bisogna anche dire che quello che ha fatto non è poi tutto veleno ha guadagnato il premio Nobel ed è stato anche uno dei pochi che si sia opposto alla pratica di far saltare bombe atomiche nell’atmosfera, altra cosa che la vostra generazione fortunatamente non conosce, però dopo Chernobyl è bene ricordare che lo scoppio di bombe atomiche nell’atmosfera (che è proseguito per qualcosa come 15 anni) ha certamente aumentato il tasso di radioattività ambientale di molte decine o centinaia di volte di quanto non abbia fatto l’esplosione di Chernobyl.

 

Parole di H. M.: lui si lamenta che il processo di tutela degli handicappati, soprattutto degli handicappati per motivi genetici, domani finisca col deteriorare irrimediabilmente le popolazioni umane e allora scrive così: "l’organizzazione biologica naturale dei nostri discendenti in effetti si disgregherebbe e sarebbe sostituita dal completo disordine; alla fine sarebbe assai più facile e ragionevole fabbricare un uomo del tutto nuovo da materiale greggio propriamente scelto che tentare di rimodellare in forma umana quei pietosi relitti umani che saranno rimasti".  Queste sono appunto le parole del dottor Stranamore, questo è il risultato del ragionare conseguentemente, rigorosamente su una osservazione paradossale come quella che noi siamo i geni che abbiamo ereditato.  In realtà la discussione tra innato e acquisito è una discussione che dura da secoli e da secoli si sa che l’educazione è un elemento estremamente forte che può correggere anche le cose che geneticamente erano di qualità peggiore.  Ma su questo punto, che riguarda i contatti tra biologia e psicologia, c’è un'altra tesi che serpeggia, anche questa avallata purtroppo da un premio Nobel, Konrad Lorenz, che ha sostenuto per tutta la sua vita, e con molta energia, che nell’uomo esiste intrinseco e innato un comportamento aggressivo, che quindi questa aggressività, di cui noi tutti siamo latori, deve trovare uno sfogo; sostiene Lorenz che appunto bisogna prepararsi alla guerra perché questa violenza innata in ciascun uomo domani certamente porterà ad un conflitto.  Questo è ancora una volta un esempio di un modo rigoroso di ragionare su premesse false, su premesse, in qualche caso, deliberatamente false.  Bisogna dire che più che Lorenz sono stati alcuni suoi allievi a portare avanti questo discorso e ad avallarlo con pretesi riscontri "in campagna" sullo studio di popolazioni primitive.

 

Su questo tema si potrebbe continuare a lungo, io ho toccato il punto che a me sembra più preoccupante: la tesi della possibilità di intervenire sull’uomo per ottenere un comportamento migliore, invece che intervenire sull’ambiente; questo vuoi dire che la gente è soddisfatta dell’ambiente, vuoi modificare le popolazioni umane perché si adeguino all’ambiente che a loro piace e non il contrario.  Voglio passare ad un ultimo argomento che parte da un’osservazione di Gide, filosofo e romanziere francese, che nel 1930 scrive press’a poco: "stiano attente le donne perché tutte le pratiche della veterinaria saranno esercitate su di loro"; ed in effetti la previsione di Gide ha avuto una conferma molto precisa; è stata introdotta in questo dopoguerra la fecondazione artificiale.  L’idea della banca degli spermatozoi appunto è legata a questa pratica; poi si è incominciato a fare il trapianto degli embrioni, su cui si è discusso molto vivacemente due o tre anni fa.  Però non era una novità, perché era già stato scritto un libro, alcuni anni prima, che sosteneva l’opportunità di diffondere questa pratica nelle popolazioni umane.

 

Il trapianto degli embrioni è un caso tipico di una tecnica biologica nata con le migliori intenzioni, ma che poi ha finito col diventare uno strumento di prostituzione (spiegherò poi perché).  Dunque, il trapianto degli embrioni fu eseguito negli anni del dopoguerra su topolini per accertare quanto fosse importante il patrimonio genetico nel determinismo del cancro alla mammella e quanto invece fosse importante l’ambiente intrauterino.  Per esaminare il problema, le uova appena fecondate sono state tratte dall’utero della madre portatrice, o suscettibile di cancro alla mammella e trasferite nell’utero di un’altra topolina.  La risposta di questo tipo di esperimenti è stata che effettivamente il patrimonio ereditario conta poco e conta invece molto l’ambiente intrauterino per contrarre in cancro alla mammella.  Dopo questi esperimenti, che dettero certamente un risultato molto opportuno e molto felice per quanto riguarda il problema della salute umana, i veterinari estesero la pratica soprattutto al bestiame vaccino, a vacche riproduttrici; mentre il seme di tori molto pregiati può essere distribuito in larghissima misura e anche in altri continenti, la parte genetica delle vacche di qualità molto pregiata è limitata dal fatto che la fecondità di una vacca è molto modesta; allora si stimola l’ovulazione di una vacca di razza molto pregiata, si raccolgono le uova di questo animale, si fecondano in vitro, poi gli embrioni, che così cominciano a svilupparsi, vengono trasferiti in vacche di poco pregio che fanno questo servizio all'azienda zootecnica.

 

Dopo di allora i medici hanno pensato: se i veterinari fanno tanti soldi con queste pratiche perché non li dobbiamo fare anche noi?  È nato un uso propagandato in America in un modo estremamente brutale: in fondo se ci sono delle donne ricche che vogliono risparmiarsi il fastidio e magari anche i danni di una gravidanza, perché non devono pagare delle donne povere perché mettano a loro disposizione l’apparato genitale?  Questo rientra esattamente nella definizione di prostituzione: prostituzione, secondo il dizionario enciclopedico della Treccani, consiste nel mettere a disposizione il proprio apparato genitale a scopo di lucro e quindi, siccome viene condannata l’istigazione alla prostituzione, i medici che attuano questo non fanno altro che essere complici e condannabili in questo modo di procedere.

 

Ma questo argomento non è forse dei più brucianti dell’etica biologica, perciò su questo voglio chiudere e passare all’argomento della fabbricazione di prodotti che hanno un’azione sul comportamento umano, simile a quel procedimento chirurgico, la lobotomia, di cui conosciamo gli effetti definitivi e radicali.  Ci sono molti psicofarmaci che, sia pure transitoriamente, hanno un effetto di questo tipo.  Quando si è iniziato a produrli, qualcuno ha incominciato a chiedersi: "perché non usare questi psicofarmaci per realizzare una società dove tutti sono buoni, tutti sono obbedienti, tutti stanno al loro posto...?"; purtroppo questo modo di vedere, di ragionare porta anche una firma italiana molto prestigiosa, quella di Adriano Buzzati Traverso, il quale dice (in un discorso tenuto a un convegno di magistrati): "comportamenti anormali e lesivi dei diritti della società potranno forse venire prevenuti attraverso un oculato intervento a livello del funzionamento chimico delle cellule dei tessuti".  In questo caso si verrebbero a modificare le caratteristiche biologiche di un individuo in forma permanente, quindi una specie di lobotomia ottenuta mediante procedimenti chimici.

 

Secondo alcuni sarebbe opportuno in tempi di sommossa, in tempi di turbamenti gravi introdurre negli acquedotti psicofarmaci che sedano il malumore.  Ora certamente la società ha diritto di essere difesa, certi comportamenti sono certamente lesivi della convivenza umana, ma direi che più lesivo di tutti è quello che viene fatto in nome proprio della difesa della società, società che poi non è in nessun modo definita, è una cosa astratta; la società è evidentemente, per quelli che propongono questi rimedi, quella che a loro piace, ma che non necessariamente piace alla gente che si può sollevare in protesta contro un certo modo di vivere.  Purtroppo gli psicofarmaci, i farmaci nervini, sono stati introdotti come aggressivi chimici durante l’ultima guerra, ma soprattutto più largo uso ne è stato fatto durante la guerra nel Vietnam.  (Nei campi di sterminio, il Zyclon B è la sostanza più largamente usata per distruggere la gente a centinaia per volta ed è un gas nervino molto stretto parente di quelli che sono poi stati usati in seguito).

 

Concludo con un apologo: la biologia è la Scienza della Vita e a chi si occupa di biologia, al biologo, compete la difesa della vita, non la distruzione della vita.  Chi cede a questo invito – badate ci sono spesso inviti molto precisi agli scienziati da parte delle autorità politiche commette un qualche cosa di molto scellerato e mi rifarò alle parole di una vicenda molto antica narrataci da Erodoto.  Sapete che 2500 anni fa Creso, re della Lidia, mosse guerra a Ciro re della Persia; Ciro sconfisse Creso, si impadronì delle sue terre, delle sue ricchezze e della sua capitale, Sardi, e volle che gli fosse portato davanti il re Creso in catene e poi gli domandò: "Per quale follia tu hai voluto questa guerra che ha distrutto la tua potenza e le tue famose ricchezze?"  E Creso rispose: "Sono stato ingannato dagli oracoli ed oggi so che sono falsi, oggi so che gli dei non possono volere la guerra perché è contro l’ordine della natura: in tempo di guerra sono i padri che seppelliscono i figli".  Parafrasando queste antiche parole sconsolate, così si deve dire a coloro che leggono gli oracoli che computers del Pentagono e dei Ministeri della Guerra producono; parafrasando le parole del vinto bisogna smentire certi folli calcoli.  Se chi ha l’obbligo di proteggere la salute si trasformerà in avvelenatore, (il suggerimento viene dai falsi oracoli), se chi studia la vita, il suo sbocciare e il suo espandersi si tramuterà in artefice di morte, non può trattarsi che di falsi oracoli.

 

Sintesi della relazione tenuta a un seminario dell’USpiD (Unione Scienziati per il Disarmo) sui problemi etici nella ricerca scientifica, svoltosi nell'autunno del 1989 presso l’Università di Pisa

 

 

Pubblicato originariamente su Naturalmente, 1990, 3 (2), 6-8.