RIFLESSIONI SU HEUREKA

Esposizione sulla ricerca scientifica

 

Anna Tongiorgi

 

In Italia il fenomeno di acquisizione della scienza come componente della cultura della nostra società è ancora recente, anche se il nostro paese vanta una storia e una tradizione scientifica tra le più illustri.  Come è noto, l'immagine della scienza moderna viene alla luce in Europa come il più tipico prodotto della civiltà occidentale fra la metà del Cinquecento e la fine del Seicento.  I metodi, le categorie e le istituzioni della scienza moderna sono nati in alternativa ad una visione rinascimentale magico-ermetica del mondo.  E sin da quegli anni fino alla seconda metà dell’Ottocento l’immagine moderna della scienza ha giocato un ruolo decisivo nella formazione del l’idea di progresso.  Nel nostro paese la riconquista dei valori scientifici è un fatto relativamente recente nonostante che la scienza del Rinascimento godesse di un interesse che veniva equiparato a quello dell'arte o di altri campi della conoscenza.  A livello generale, ma anche di elite culturali, la scienza fino a poco tempo fa era assai poco conosciuta.  La scienza in tutti gli altri paesi dell’Europa è diventata parte della cultura di massa assai più che da noi.  Il motivo di questo ritardo culturale si può spiegare con il fatto che l’Italia fino a non molto tempo fa è stata una società con una economia soprattutto agricola e solo recentemente l'industrializzazione ha raggiunto i livelli degli altri paesi europei.

 

Nel nostro paese ha così prevalso un'idea di cultura solo di tipo umanistico, come segno di distinzione nei confronti del volgo e del contado, mentre la scienza è stata coltivata da ristretti gruppi di addetti ai lavori e la divulgazione scientifica è stata fino ad oggi quasi inesistente.  Gli altri paesi europei molto prima di noi hanno cominciato a porsi il problema di come elevare il livello generale di cultura scientifica e di come stimolare e integrare le conoscenze scientifiche apprese a scuola.  È perciò facile trovare in molti piccoli paesi dell’Europa musei che aiutano a conoscere il territorio locale, dotati di piccoli laboratori dove giovani e adulti possono fare delle esperienze sotto la guida di un assistente.  Ed allora non meraviglia se la Svizzera, che non vanta certo una storia culturale uguale alla nostra, per le celebrazioni del 7° centenario della sua fondazione ha privilegiato tra le manifestazioni culturali quelle a carattere scientifico.  A Zurigo nel 1991 si è tenuta una grande Esposizione Nazionale sulla ricerca scientifica, il cui titolo era "Heureka", simbolo allo stesso tempo del fascino e del piacere della ricerca e della scoperta.  L’esposizione "Heureka" era rivolta principalmente alla scuola: ai bambini della scuola elementare, fino ai giovani dell’università, agli insegnanti di tutti i livelli fino agli scienziati.

 

Hanno partecipato al l’organizzazione dell’esposizione come ideatori e consulenti più di mille scienziati delle università svizzere, delle scuole tecniche e dei laboratori di ricerca privati.  Compito prioritario dell'esposizione era quello di educare i giovani e la società in generale a capire la scienza di oggi che è in una fase di continua trasformazione.  Sono stati presentati circa 300 progetti di ricerca per far conoscere al più gran numero di cittadini non solo il livello della ricerca, ma anche il livello raggiunto dalla ricerca elvetica.  La preoccupazione degli scienziati elvetici e non solo di essi, credo, ma di tutta la comunità scientifica europea è divenuta oggi quella di come elevare il grado di cultura di tutti i cittadini.  Di fronte a ricerche che comportano modifiche nella vita dell’uomo o dell’ambiente la parte più responsabile della comunità scientifica sente di essere investita di un potere che non può essere esclusivo appannaggio degli scienziati.  La mostra a carattere divulgativo scientifico prevedeva la partecipazione attiva dei visitatori nella scoperta dei principi scientifici.  Per approfondire le tematiche proposte e per consentire la partecipazione dei visitatori nel più ampio modo possibile, la mostra era corredata di numerosi laboratori, in cui animatori guidavano gli esperimenti pratici.  Nel caso gli esperimenti fossero troppo complicati, il visitatore poteva ricorrere a programmi al calcolatore che chiarivano sia i concetti che la natura della ricerca.

 

L’esposizione era dominata dalla torre di Galilei, un percorso panoramico attraverso l’evoluzione della ricerca.  La torre alta 50 metri, offriva al visitatore una storia della ricerca dall’antichità ai nostri giorni.  In questa torre si potevano incontrare i più grandi geni della storia dell’umanità, da Archimede (del quale era stata ricostruita una vite gigantesca che il visitatore poteva mettere in moto) a Copernico, Leonardo, Galilei, Linneo, Goethe, Darwin e molti altri.  L’insegnamento che si poteva trarre anche dopo una visita affrettata era evidente: ogni ricerca, ogni ragionamento dipende da una lunga evoluzione culturale, chi vuoi capire il presente deve per forza confrontarsi con la storia.  A metà dei percorso della torre era istallato un laboratorio dove ogni ora venivano proposti al pubblico esperimenti semplici di chimica e di fisica, ma significativi per la comprensione della storia dello sviluppo della scienza.  La torre di Galilei metteva bene in evidenza come dal 18° secolo si sia gradualmente passati allo studio di un mondo ordinato, inteso come un orologio cosmico, alla ricerca di un Universo dotato di storia e come si sia compreso, nella ricerca di oggi, che le strutture esistenti nell’Universo non siano copie di una struttura unica.  Si sono scoperti livelli nei quali si osservano regolarità radicalmente diverse da quelle osservabili nei livelli precedenti.  Per comprendere un mondo così complesso è perciò necessario ricorrere a reti concettuali sempre più astratte e ad interpretazioni sempre più lontane da quelle dominanti nel senso comune.

 

La torre di Galilei metteva bene in evidenza come dal 18° secolo si sia gradualmente passati allo studio di un mondo ordinato, inteso come un orologio cosmico, alla ricerca di un Universo dotato di storia e come si sia compreso, nella ricerca di oggi, che le strutture esistenti nell’Universo non siano copie di una struttura unica.  Si sono scoperti livelli nei quali si osservano regolarità radicalmente diverse da quelle osservabili nei livelli precedenti.  Per comprendere un mondo così complesso è perciò necessario ricorrere a reti concettuali sempre più astratte e ad interpretazioni sempre più lontane da quelle dominanti nel senso comune.  Un’altra riflessione sorge spontanea dopo aver per corso la torre di Galilei: oggi i programmi delle scienze sperimentali di una scuola media superiore devono essere strutturati in maniera da consentire un legame tra le conoscenze teorico-sperimentali, peculiari di ogni disciplina scientifica, e l’insieme delle riflessioni sulla scienza.  L’insegnamento delle discipline scientifiche non può sfuggire alle dimensioni storiche e filosofiche che sono connaturate all’impresa razionale portata avanti dai singoli scienziati.  La scienza non è dissimile da altre creazioni dello spirito umano: al suo inizio essa è ristretta ad un ambito di pochi addetti che la sviluppano e la perfezionano; poi deve entrare alla pari delle altre discipline, nel mondo della cultura e della esperienza di tutti.  Quest’ultimo è uno dei compiti che si devono porre gli scienziati di un società avanzata.

 

 

Pubblicato originariamente su Naturalmente, 1992, 5 (1), 30-31.