L’ORNITORINCO E LA SELEZIONE NATURALE

 

Giuseppe Spadaro

Giuseppespadaro20@libero.it

 

Quest’anno si celebra il duecentesimo anniversario della nascita del grande naturalista Charles Darwin, che con le sue opere apportò un fondamentale contributo scientifico e anche filosofico al sapere umano, ma potrebbe essere, idealmente s’intende, anche il 200 milionesimo compleanno di un animale veramente straordinario: l’ornitorinco.  È infatti all’incirca 200 milioni di anni fa risalgono i primi mammiferi con caratteri ancora rettiliani, simili appunto a quelli dell’attuale ornitorinco.  Quei lontanissimi mammiferi arcaici erano ancora ovipari, come i rettili e gli uccelli, ma allattavano i piccoli, così come ancor oggi fanno i Monotremi, classe cui appartiene il nostro animale.  Come si sa, l’ornirotinco, animale che depone le uova come i rettili e gli uccelli, ma allatta i piccoli come i mammiferi, vive ancor oggi – discendente, assieme all’echidna (di cui qui però non ci occuperemo per non appesantire l’articolo) – nella parte orientale del continente australiano e in Tasmania.  Come ci insegnano gli esperti, si tratta di uno dei più primitivi e strani mammiferi che si conoscano.  Oltre ad altre sue particolarità, è un animale che, se da un lato allatta i figli come un mammifero, dall’altro depone le uova come un rettile o un uccello.

 

L’ornitorinco allatta i figli, ma non ha mammelle vere e proprie, munite di capezzoli, ma solo ghiandole mammarie, costituite da lunghi e sottili tubuli, ognuno dei quali si apre separatamente con un piccolo poro alla radice di un lungo pelo.  Il latte cola lungo i peli dell’addome e, in mancanza di capezzolo, viene leccato dai piccoli: cosa che costituisce un fenomeno unico tra i mammiferi.  Appare anche al profano un modo di allattamento decisamente primitivo.  Ma andiamo avanti.  Mentre in tutti gli altri mammiferi esistono due aperture distinte all’estremità posteriore del tronco, uno per l’apparato digerente e l’altro per gli apparati escretore e genitale, invece nell’ornitorinco vi è un unico sbocco per i tre apparati: la cloaca appunto, come negli uccelli e nei rettili.  Vi è inoltre un altro particolare di una certa importanza: l’ornitorinco, a differenza di tutti gli altri mammiferi, che sono omeotermi, ha conservato (come i suoi lontani antenati di 200 milioni di anni fa) un imperfetto controllo della temperatura (pare che oscilli tra i venticinque e i trenta gradi centigradi); cosa che lo pone a mezza strada tra gli animali a temperatura costante (come gli uccelli e i mammiferi) e quelli a temperatura variabile, come i rettili.

 

Ma, insieme ai caratteri arcaici (come appunto la cloaca, la deposizione delle uova, l’imperfetta regolazione della temperatura corporea e l’assenza di mammelle vere e proprie, che ne fa un vero fossile vivente), l’ornitorinco possiede anche certi altri caratteri specializzati, che sono degli adattamenti alla vita acquatica: essenzialmente, una sorta di becco, la coda larga e piatta e gli arti palmati.  Infine, i maschi sulla faccia interna degli arti posteriori possiedono uno sperone corneo collegato a una ghiandola velenifera; una caratteristica, questa, di produrre veleno, che ricorda gli antenati rettili.  Fermiamoci qui e riflettiamo sullo straordinario fenomeno ornitorinco.  Tale animale è da tutti considerato un fossile vivente, e precisamente, come ci insegnano gli studiosi, appartenente al tipo a struttura mista, mezzo arcaica, mezzo specializzata. I caratteri arcaici sono quelli stessi dei lontani progenitori rettili con caratteri mammaliani ( da un ramo dei quali poi derivarono i mammiferi placentati, compreso l’uomo): cloaca, oviparità, imperfetta omeotermia, apparato mammario primitivo e forse anche capacità di produrre veleno.  I caratteri specializzati sono essenzialmente il becco, le zampe palmate, la coda appiattita ed altri adattamenti secondari.

 

Premesso quanto si è detto, addentriamoci nel nostro argomento.  Secondo i ricercatori moderni (che hanno riveduto notevolmente la sequenza temporale di Wegener, il creatore della teoria della deriva dei continenti) la rottura della Pangea, l’antico supercontinente che riuniva tutte le grandi masse terrestri, ebbe inizio circa duecento milioni di anni fa.  Quello che qui interessa fissare è che in tale periodo esistevano già i mammiferi arcaici, che ancora avevano caratteri rettiliani.  In tale periodo si distaccò dal resto della Pangea anche la massa che riuniva assieme l’Antartide e l’Australia.  Alla fine del Cretaceo pare che l’Australia si era a sua volta separata dall’Antartide, ma quello che a noi qui interessa è che il continente australiano rimase isolato con la sua flora e fauna originarie, e in particolare con i mammiferi arcaici che portavano ancora caratteri rettiliani.  Ebbene, tali mammiferi arcaici australiani furono anche i lontani progenitori degli attuali monotremi, tra cui il nostro ornitorinco.  Dopo queste ulteriori considerazioni, possiamo finalmente prendere di petto il nostro problema.

 

Abbiamo davanti un animale, l’ornitorinco, che ha conservato i caratteri dei mammiferi arcaici e in più ha acquistato caratteri nuovi adatti al tipo di vita che conduce tuttora: becco, zampe palmate, ecc.  L’ornitorinco è dunque in parte arcaico (con strutture e funzioni remotissime) e in parte “moderno”.  Un particolare da sottolineare è che la parte arcaica è rimasta praticamente immutata nel tempo: tale e quale com’era 200 milioni di anni fa, come quella cioè dei primi rettili con caratteri mammaliani, dai quali si distaccò poi il ramo che portò ai mammiferi placentati, tra cui l’uomo.  Ebbene, se ora chiediamo a un neodarwiniano selezionista, (che sostiene che la selezione è l’unico motore dell’evoluzione e a lei si deve la costruzione di tutte le strutture e le funzioni), com’è avvenuta la costruzione della parte “moderna” dell’ornitorinco, egli dirà senza esitazione: per mezzo della selezione naturale, la quale ha accumulato i caratteri vantaggiosi dovuti a mutazioni casualmente adattative.  La selezione naturale, egli aggiunge, è “direzionale” quando l’ambiente varia, ed è “stabilizzatrice” quando invece l’ambiente non varia.  In assenza di pressione selettiva, come quando non vi sono concorrenti e nemici naturali, la “selezione stabilizzatrice” non produce evoluzione ma si limita a perfezionare i caratteri già esistenti e quindi ad adattarli in modo fine all’ambiente.  Questa la spiegazione neodarwiniana.

 

Ma a questo punto si possono opporre obiezioni veramente grosse.  Come mai la selezione naturale che “avrebbe creato” nell’ornitorinco i caratteri che abbiamo chiamato “moderni”, (cioè il becco, la membrana delle zampe, la coda appiattita e altri adattamenti secondari, utili al suo tipo di vita), non ha “anche” modificato, perfezionato, e quindi eliminato i caratteri arcaici e decisamente obsoleti che si porta tuttora tale animale?  La selezione naturale poteva renderlo omeoterma (e l’omeotermia è sicuramente un carattere vantaggioso), e non lo ha fatto; poteva creargli le mammelle col capezzolo (sicuramente più funzionali di quelle senza), e non lo ha fatto; poteva infine trasformare il nostro ornitorinco in mammifero placentato, come ha fatto con altri, e non lo ha fatto.  Insomma non si capisce perché la selezione, pur avendo a disposizione una notevole messe di mutazioni, ha perfezionato solo certi caratteri e ne ha lasciati inalterati altri.  Un comportamento questo, da parte della selezione naturale, decisamente inspiegabile dal lato scientifico.

 

Né si può dire che sia stata per mancanza di tempo.  Anche facendo partire gli antenati diretti dell’ornitorinco dal Cretaceo (quando il continente australiano si separò pure dall’Antartide), sono passati come minimo 70 milioni di anni.  In tale tempo veramente enorme la selezione avrebbe avuto agio di fare scomparire i caratteri arcaici al nostro animale, per renderli assai più funzionali.  E invece no.  Ecco, proprio su questa stranezza rappresentata dall’ornitorinco, che proprio quest’anno si dovrebbe riflettere.

 

Quest’anno, duecentesimo anniversario di Darwin e idealmente anche 200 milionesimo anno della rottura della Pangea (con la quale da un lato poi si formarono i mammiferi che portarono all’uomo, ma dall’altro rimasero per strada, come messi da parte, tanti altri animali provenienti dalla stessa radice, tra cui gli antenati dell’ornitorinco), assieme ai dovuti riconoscimenti a Darwin e alle sue idee, si dovrebbe una volta per tutte riflettere sul vero ruolo della selezione naturale nell’evoluzione.  Prendere di petto una volta per tutte tale concetto e possibilmente spogliarlo da tante funzioni che gli sono stati attribuiti, ma che non ha.  Ebbene, da un attento esame, risulterà quello che del resto si è detto fin dai tempi di Darwin: la selezione naturale è solo e soltanto un filtro.  Un filtro fondamentale per l’esistenza della vita sulla Terra, ma solo appunto un filtro.  Conclusione: l’ornitorinco non sconfigge Darwin, o meglio le idee di base della sua teoria, ma dà un colpo di maglio alla dottrina che vede nella selezione naturale il motore dell’evoluzione.