RIFLESSIONI SULLO STATO DELL’INSEGNAMENTO DELLE SCIENZE NATURALI

 

Anna Tongiorgi

 

Compiti dell’ANISN a livello nazionale

 

La situazione dell’insegnamento delle Scienze nella scuola italiana è oggi particolarmente difficile.  I programmi della scuola media superiore, il cui impianto, come è noto, risale alla prima metà del secolo, sono oggetto di discussione ormai da molti anni.  Di recente l’iter innovativo si è concretizzato in una serie di documenti formulati da Commissioni di nomina ministeriale e di proposte curriculari limitate al biennio iniziale (anche in vista dell’estensione ai sedici anni dell'obbligo scolastico).  Nel marzo del 1989 la commissione Brocca ha terminato i lavori con una relazione sui programmi; la sottocommissione delle Scienze Sperimentali (Biologia, Chimica, Fisica e Scienze della Terra) aveva previsto la disponibilità di non meno di sei ore settimanali per l’insegnamento di queste discipline.  Da allora una serie di fatti inquietanti che devono far riflettere e che richiedono un impegno non solo della nostra Associazione ma anche quello di tutte le altre; il primo: il numero delle ore complessivamente a disposizione delle Scienze Sperimentali nell’area comune del biennio è stato ridotto dalle originali sei a sole tre ore.  Il secondo fatto, che è conseguenza del primo, è la circolare ministeriale (Aprile '90) con la quale le scuole possono attivare una sperimentazione sui nuovi programmi del biennio escludendo la sperimentazione delle Scienze.

 

Oltre ad una ferma azione di protesta da patte della nostra Associazione, gli organi dirigenti devono coinvolgere le altre associazioni per cercare di impedire un impoverimento culturale a livello della formazione complessiva dei ragazzi, dal momento che all'insegnamento scientifico sperimentale si assegna uno spazio di appena tre ore sulle ventiquattro di area comune.  A questa grave limitazione quantitativa si aggiunge ancora una volta una vecchia concezione della cultura.  Oggi più di ieri è necessario un insegnamento delle scienze sperimentali che tenga conto dei mutati criteri di giudizio della validità di una spiegazione scientifica.  All’idea di una natura regolata da leggi rigide ed universali che si manifestano attraverso fenomeni dotati di regolarità continuità, reversibilità e quindi prevedibili in modo sempre più preciso, si va sostituendo quella di un mondo costituito da un groviglio di processi, dominato dalla complessità, un mondo in cui la prevedibilità diventa l’eccezione.

 

L’immagine della scienza che oggi viene proposta è quasi sempre quella di un processo logico e razionale, ed in quanto tale inconfutabile, scienza come attività astratta e spesso lontana dai bisogni e dagli interessi della vita quotidiana.  Il mondo richiede concetti nuovi per essere indagato; alla idea di un mondo concepito come insieme di fenomeni collegati da una sequenza lineare di causaeffetto, in cui accade ciò che è prescritto da leggi onnicomprensive, va sostituita un'idea della finitezza, della interazione fra le parti di un sistema e quella della complessità.

 

Le proposte dei programmi di Scienze Sperimentali per il biennio, pur svecchiate nei contenuti, riguardano quattro discipline tra loro incomunicabili e separate; c’è il mondo della Fisica, quello della Chimica, della Biologia e della Geologia.  Occorre invece cogliere i concetti fondamentali delle varie discipline scientifiche, quelli che le attraversano trasversalmente; all’interno di questi occorre costruire le trame concettuali che le caratterizzano.  Occorre aver chiaro che non esiste una quantità di contenuti in se valida sotto il profilo culturale rispetto ad un’altra, se essa non viene rapportata alla rete di concetti strutturanti la disciplina  Questa rete va posta al centro del proprio lavoro e ciò che deve essere misurato sono piuttosto la robustezza ed il potere di incorporare fenomeni diversi all’interno di questa rete e non la lunghezza dell’elenco dei titoli del programma da svolgere.  Si dovrebbe scegliere un itinerario conoscitivo che parta da una sola delle discipline del nostro insegnamento, presa come paradigma di un linguaggio scientifico comune da usare per la ricognizione di diversi altri settori che andranno letti in chiave interdisciplinare.

 

È una sfida che la sezione ANISN di Pisa ha lanciato per prima nel Convegno sulle sperimentazioni, ma l’ANISN nel suo complesso dovrebbe farsene carico.  Occorrerebbe per questo darsi un piano di lavoro che individui:

 

1) le strutture e le sezioni disponibili a lavorare su di un progetto di sperimentazione;

2) le strutture di ricerca didattica;

3) come costruire dei supporti didattici per gli insegnanti che intendono fare questa sperimentazione.

 

Un primo tentativo di programma incentrato intorno a queste tematiche penso sia fornito dai materiali del Convegno della sezione ANISN di Pisa.  Occorre però mettersi al lavoro da subito se vogliamo che la Scienza diventi Cultura.  Ma se per cultura si intende l’insieme delle conoscenze da cui si traggono i propri criteri di giudizio, non troviamo modi fondamentali di pensare, di giudicare, di atteggiarsi rispetto al reale, desunti dalla scienza che abbiamo insegnato a scuola fino ad oggi.  Per quanto riguarda gli altri ordini di scuola notevoli sono i problemi che l’Associazione deve affrontare.

 

Scuola Media Inferiore: occorre che l’Associazione si ponga il problema dell'effettivo insegnamento delle scienze.  Il piano nazionale per l’aggiornamento degli insegnanti non c’è mai stato e molto spesso le ore di scienze vengono dedicate all'insegnamento della matematica.  L’insegnamento delle scienze sperimentali diventa sempre più marginale, mnemonico ed a volte incomprensibile per un ragazzo di 11-14 anni.  Un primo obiettivo da perseguire è quello di un adeguato piano di aggiornamento per le scienze sperimentali. Scuola Elementare: anche per i programmi di Scienze della scuola elementare dobbiamo porci il problema di come devono essere gestiti all’interno del piano di aggiornamento per i maestri se non vogliamo che abbiano come contenuto solo temi di fisica e di chimica.

 

Per quanto riguarda l’Università è stato riformato il piano di studi del corso di laurea di Scienze Naturali, ma non è previsto, tra quelli fondamentali, un insegnamento che riguardi l’epistemologia della scienza e la storia della scienza.  È un grave ritardo dell’Università sul piano culturale ma è anche un ritardo delle nostra Associazione.  L’Associazione non può certo affrontare contemporaneamente tutti i problemi cui accennavo prima, occorre che gli organi dirigenti facciano una scelta e si muovano con tutte le forze di cui l’Associazione dispone.  Questo è molto urgente, non possiamo permettere che le basi su cui i nostri giovani fondano i loro giudizi siano soltanto nella filosofia, nella ideologia, nelle confessioni religiose e nella lettura di autori letterari.  Se è questa la cultura dei nostri giovani, vuol dire che la scuola non fornisce una cultura all’altezza della realtà contemporanea fortemente caratterizzata dalla scienza e dalla tecnica

 

Il testo presentato è una revisione della relazione tenuta dalla Prof.ssa Anna Tongiorgi in occasione della Assemblea nazionale ANISN, tenuta a Pisa il 13 maggio 1990, e da lei rielaborato.

 

 

Pubblicato originariamente su Naturalmente, 1990, 3 (3), 3-4.