IL SIGNIFICATO DELLA SESSUALITÀ

(Un problema che il neodarwinismo non è mai riuscito a spiegare)

 

Giuseppe Spadaro

giuseppespadaro20@libero.it

 

Introduzione

I concetti darwiniani di base sono senz'altro validi.  Valido, anche se insufficiente, è pure il meccanismo darwiniano della varietà sulla quale agisce la selezione naturale.  Fondamentale per la stessa esistenza della vita sulla Terra è la selezione naturale, che però andrebbe correttamente intesa.  Ma il ricorso alla selezione naturale per spiegare questo e quel problema (e quindi l’abuso di tale concetto) è fuorviante e in diversi casi conduce in vicoli ciechi.  Il volere spiegare un po’ tutto in termini di selezione naturale ha addirittura portato biologi della statura scientifica di un Monod a parlare di “paradosso” a proposito della stabilità della specie (v. Il caso e la necessità, cap. VII), e anche biologi più recenti a parlare di “enigmi” e di “paradossi” a proposito dell’esistenza della sessualità e del comportamento altruistico.

 

Tre problemi insolubili nell'ottica neodarwiniana

Quelli della sessualità, della selezione sessuale e del comportamento altruistico sono tre importanti problemi che il darwinismo selezionista non è mai riuscito a spiegare in modo convincente.  Il fatto è che per spiegare tali problemi sono necessari dei concetti che il darwinismo, o non ha mai considerato, o non ha preso nella giusta considerazione.  E d’altra parte non si poteva certo pretendere che tutto risolvesse Darwin.  Vediamo alcuni esempi di quello che si è scritto a proposito dell’esistenza del sesso. «Se il gioco della vita consiste proprio nel lasciare quante più copie dei propri geni,» si chiede Niles Eldredge, «perché mai così tanti organismi si riproducono per via sessuale, limitandosi in tal modo a fornire il contributo di una sola metà dei geni che vanno a finire in un unico discendente?  Riguardo a questo punto gli ultradarwinisti ammettono candidamente di non essere ancora riusciti a capirlo bene.  Nonostante un certo numero di libri (compreso quello di George Williams e quello di John Maynard Smith) e di raccolte di saggi di autori diversi, il paradosso del sesso è ancora irrisolto.  Ed è destinato a rimanere tale.» [1]  Scrive Mark Ridley: «Oggi il perché il sesso esista rimane un enigma irrisolto.  I biologi evoluzionisti non credono che questo interrogativo abbia ottenuto una risposta soddisfacente.  Può darsi che occorra un’idea radicalmente nuova – un’idea che non è stata ancora formulata o della quale ancora non sia stata apprezzata l’importanza.» [2]  L’idea radicalmente nuova invocata da Ridley esiste, ed è abbastanza semplice: è quella che la popolazione non è solo una comunità riproduttiva, ma è essenzialmente un “insieme necessario nell'organizzazione della vita sulla Terra”.  Ma gli autori neodarwiniani (specie gli ultraselezionisti), si sono trovati spiazzati, non solo sulla sessualità e sul comportamento altruistico, ma anche sulla selezione sessuale.

 

La strada per risolvere i tre problemi

Il criterio da seguire per risolvere i tre problemi era dunque quello di considerare la popolazione, non solo alla stregua di “comunità riproduttiva” (come finora si è fatto da parte del neodarwinismo), ma “anche” come un “insieme indispensabile nell'organizzazione  della vita sulla Terra”: un concetto questo decisamente estraneo alla logica darwiniana.  Come si vede, la strada da percorrere non era difficile da individuare, anche se avrebbe comportato un certo sforzo di riflessione: quello di considerare più a fondo il ruolo biologico (o, forse meglio, ecologico) della popolazione nell’organizzazione della vita sulla Terra.  La popolazione è un’accozzaglia casuale di individui, o è un insieme con un suo ruolo necessario nell’organizzazione della vita?  La riflessione avrebbe portato alla conclusione che si tratta di un “insieme necessario”. [3]

 

La popolazione: un insieme necessario nell'organizzazione della vita sulla Terra

Che la popolazione (animale e vegetale) sia un insieme indispensabile nell’organizzazione della vita sulla Terra (e quindi anche indispensabile alla  stessa esistenza della vita) non è una semplice ipotesi, ma un dato di fatto che tutti abbiamo davanti agli occhi.  Come spesso accade per tutto ciò che è ovvio e che abbiamo davanti, non gli si fa caso e non gli si dà alcuna importanza.  Cerchiamo di spiegarci come meglio possiamo sulla questione.  Com’è noto, la specie è formata da più popolazioni.  La diffusione delle popolazioni (e quindi delle specie) è universale; non esistono punti della Terra adatti alla vita dove non vi sono popolazioni.  Gli individui più o meno simili nel genotipo e nel fenotipo vivono associati appunto in popolazioni e, quelli che fanno vita solitaria (leopardi, tigri, ecc.) al tempo della riproduzione cercano il partner per accoppiarsi; e quindi, per certi aspetti, “rientrano” nella propria popolazione.  Dato che non esistono individui isolati, che fanno vita a sé, all’infuori dell’insieme (clone, clan, insomma popolazione), ebbene la diffusione universale della popolazione suggerisce che si tratta, come già si è detto, di un insieme necessario nell’organizzazione della vita sulla Terra.

 

Si tratta di un’idea semplice, ma con interessanti implicazioni.  Vediamo quali.  Dato che la popolazione è un insieme necessario, essa, in quanto tale, necessita di fattori che la conservino nel tempo e la tengano unita.  Uno di tali fattori è sicuramente la composizione varia, ovvero un certo tasso di diversità genotipica.  Ma porteremo fra poco validi argomenti a sostegno della tesi che la popolazione (a parte fattori chimici, fisici, odori, richiami, ecc.) è tenuta unita nei suoi componenti soprattutto dalla sessualità.  Ora, dato che la sessualità è il più importante fattore unificante della popolazione, essa è anche il più importante suo fattore di conservazione.  In questo articolo tratteremo il problema del significato della sessualità; in appresso tratteremo gli altri due problemi: il significato della selezione sessuale e il significato del comportamento altruistico.  Ma prima di entrare nel vivo della questione, è opportuno considerare il ruolo che tradizionalmente si dà alla sessualità.

 

1. La concezione tradizionale della riproduzione sessuale

Gli evoluzionisti, fin dai tempi di Darwin, hanno visto nella riproduzione sessuale una fonte di varietà: la produttrice delle “differenze individuali per mezzo delle quali la selezione naturale crea nuove specie”.  Da tempo si sostiene che la riproduzione sessuale, mescolando patrimoni ereditari diversi, determina nello zigote un notevole incremento di diversità genetica, che poi si esprime nella stessa popolazione;diversità che, come si sa, favorisce la sopravvivenza della popolazione in quanto permette di meglio affrontare le variazioni ambientali.  Scrivono per esempio la Jablonka e la Lamb: «La riproduzione sessuale è la più evidente fonte di variazione genetica.  Nelle specie animali come la nostra crea una quantità enorme di diversità, dando origine a nuove combinazioni dei geni presenti nei genitori.» [4]  Dal momento che, grazie all’unione di un padre e di una madre, nascono figli che (in modo particolarmente spiccato nell’uomo) appaiono diversi dai genitori, si è generalizzato tale dato di fatto, e si è assunto che il carattere distintivo della riproduzione sessuale sia appunto quello di diversificare in modo notevole i componenti di una popolazione.  Ma la concezione tradizionale è stata appoggiata anche da alcuni dati osservativi: si è per esempio visto che certe specie, le quali di regola si riproducono per via asessuale, periodicamente ricorrono anche alla riproduzione sessuale.  Dato che con la riproduzione asessuale viene trasmesso sempre lo stesso corredo genetico, si è desunto che per variare tale corredo si debba periodicamente ricorrere alla riproduzione sessuale.  In altri termini, si è affermata l’idea che la riproduzione sessuale produca varietà.

 

2. Le funzioni della sessualità

La riproduzione sessuale non crea ovviamente varietà, ma diffonde nella popolazione una varietà già esistente: una varietà prodotta o dalle sole mutazioni (negli organismi inferiori, come i batteri) o dalle mutazioni insieme alla ricombinazione negli organismi superiori (Mammiferi, ecc.).  Ma, come fra poco vedremo, la sessualità non compie solo tale “funzione distributiva”: ne compie essenzialmente un'altra: quella di imparentare gli organismi e quindi di compattare la popolazione.  Per meglio cogliere il significato della sessualità e per dimostrare tali due assunti (ovvero che la sessualità diffonde negli organismi della popolazione una varietà già esistente, e imparenta i componenti della popolazione e quindi compatta la popolazione medesima), è opportuno procedere storicamente: partire dai livelli più bassi dei viventi.  Per diverse ragioni conviene partire dai batteri.

 

3. La sessualità nei batteri

La coniugazione nei batteri

Com'è noto, i batteri in particolari momenti si scambiano dei tratti di materiale genetico, fenomeno noto come “coniugazione”.  Ma tale scambio non serve per la riproduzione, dato che questa avviene per scissione.  Domanda: se lo scambio di materiale genetico tra i batteri non fa parte del processo riproduttivo, a che cosa serve?  Prima di cercare una plausibile spiegazione di tale fenomeno, ricordiamo che, come ci insegnano gli esperti, in caso di stress ambientali, il clone batterico è sottoposto da appositi meccanismi genetici a vere valanghe di mutazioni, le quali, incrementando notevolmente la diversità, spesso salvano il clone dalla distruzione.  E questo perché tra gli individui diversi è probabile che si  trovino mutanti in grado di fronteggiare la nuova situazione ambientare, superarla e “rifondare” il clone.

 

La sessualità nei batteri non serve a incrementare il tasso di varietà

Ora, se in caso di stress ambientali esistono meccanismi genetici in grado di produrre nei batteri valanghe di mutazioni (e quindi di diversità ), è impensabile che la coniugazione batterica serva a incrementare ulteriormente il tasso di diversità.  E allora, a cosa potrebbe servire?

 

Lo scambio delle informazioni: una possibile chiave per spiegare l'esistenza della sessualità

Prima di proporre un’ipotesi esplicativa sulla funzione della sessualità nei batteri, osserviamo ancora quanto segue.  Altro è che due o più ricercatori compiano le loro indagini sullo stesso fenomeno l’uno indipendente dall’altro, tutt’altra cosa è che nel corso della loro ricerca di tanto in tanto si scambino reciprocamente delle informazioni.  Infatti nel secondo caso aumenta notevolmente la possibilità che qualcuno dei ricercatori trovi la soluzione che costituisce l’obiettivo comune.  Questo dato di fatto, abbastanza ovvio e a tutti noto, ci può suggerire una prima soluzione a proposito del significato della coniugazione nei batteri.  Vediamo quale potrebbe essere.  Come sappiamo, il clone batterico, necessita (come ogni popolazione) di fattori di conservazione.  A parte la valanga di mutazioni che in caso di stress spesso salva il clone batterico, è plausibile che il meccanismo della coniugazione (ovvero dello scambio reciproco di tratti di informazione genetica) si sia affermato col tempo “allo scopo di” affiancarsi al semplice meccanismo delle mutazioni per dare al clone un maggior numero di probabilità di conservazione, ovvero per trovare più facilmente la “soluzione adattativa” di fronte a nuove situazioni ambientali.

 

La sessualità nei batteri: un meccanismo di conservazione della popolazione

Dato che con la coniugazione si scambia e quindi si distribuisce tra i batteri la diversità prodotta dalle mutazioni, e dato che tale diversità al contempo “imparenta” i componenti della popolazione, possiamo ipotizzare che nei batteri con la coniugazione si realizzino due processi: 1) si diffonde nella popolazione la varietà prodotta dalle mutazioni; 2) si “imparentano” i componenti della popolazione medesima.  Questi due processi concorrono alla conservazione della popolazione per due ragioni: a) lo scambio di varietà rende la popolazione più idonea ad affrontare gli stress ambientali; b) l’imparentamento compatta la popolazione.  Dato che nei batteri la coniugazione è estranea alla riproduzione (in quanto questa, come si sa, avviene per via asessuale, per scissione), possiamo allora concludere che nei batteri la coniugazione è solo un meccanismo di conservazione della popolazione.  Dunque, almeno nei batteri, la sessualità è “solo” un meccanismo di conservazione della popolazione.

 

La sessualità: un meccanismo storico

La sessualità, come si sa, è un meccanismo storico, in quanto non è esistita da sempre, ma è apparsa a un certo punto della storia della vita.  Dato che si tratta di un meccanismo storico, è ammissibile che esso sia andato perfezionandosi col tempo, man mano che si costituivano livelli superiori di esseri viventi.  È plausibile che la sessualità, da “solo” meccanismo di conservazione della popolazione che è stato in partenza (e continua ad esserlo per organismi di bassa organizzazione, come appunto i batteri) abbia acquistato nel corso dell’evoluzione della vita “anche” qualche altro carattere.  E infatti è proprio così.

 

4. La sessualità negli organismi superiori

Evoluzione della sessualità

Nel corso dell'evoluzione la sessualità ha subito dei perfezionamenti, soprattutto con la riproduzione anfigonica biparentale delle specie superiori, con un maschio e una femmina copulanti.  Con tale tipo di riproduzione la sessualità ha continuato a conservare il carattere originario di meccanismo di conservazione della popolazione, ma ne ha acquistato un altro, che ora vedremo.  Mentre negli organismi inferiori, come i batteri, il meccanismo della riproduzione (che, come si sa, avviene per via asessuale) è disgiunto dalla coniugazione (la quale distribuisce varietà nella popolazione e nello stesso tempo la compatta), invece negli organismi superiori, e quindi nei Mammiferi e nell’uomo, i tre “obiettivi” a) della riproduzione, b) della diffusione della varietà nei componenti della popolazione e c) del compattamento della stessa, sono incorporati nella riproduzione sessuale, soprattutto nella riproduzione anfigonica biparentale.  Insomma, negli organismi superiori con la riproduzione sessuale si raggiungono tre obiettivi: 1) produrre figli; 2) diffondere nella popolazione la varietà già esistente (prodotta dalle mutazioni e dalla ricombinazione); 3) imparentare i componenti della popolazione e quindi compattare la popolazione medesima. [5]  Ma c’è di più; come si sa, la diploidia che si realizza con la riproduzione sessuale è un efficace fattore di conservazione dell'individuo e per conseguenza della popolazione e della stessa specie di appartenenza.

 

La riproduzione anfigonica biparentale

Tale tipo di riproduzione, che è quella delle specie superiori (Mammiferi, ecc.), è da considerarsi la punta massima dello sviluppo storico del fenomeno della sessualità, che ha negli organismi inferiori, come i batteri, la sua espressione meno sofisticata, per quanto indubbiamente efficace a tali livelli.

 

5. La sessualità: un meccanismo di conservazione della popolazione a tutti i livelli, dal batterio all'uomo

Un meccanismo di conservazione

Da quanto si è visto possiamo concludere che: la sessualità, a tutti i livelli, dal batterio all’uomo, è essenzialmente un meccanismo di conservazione della popolazione e quindi della specie di appartenenza.

1) La sessualità è un meccanismo di conservazione nei batteri, dato che con la coniugazione si hanno: il rimescolamento della varietà e l’imparentamento della popolazione (clone, nel caso dei batteri): due fattori che concorrono alla conservazione della popolazione.

2) La sessualità è un meccanismo di conservazione della popolazione (e quindi della specie) negli organismi superiori in quanto: a) permette la produzione di figli; b) diffonde la varietà (proveniente da mutazioni e crossing-over) e imparenta i componenti della popolazione.

A costo di ripeterci, si aggiunga che con la riproduzione sessuale si realizza la diploidia, che è un efficace fattore di conservazione dell’individuo e quindi della popolazione cui appartiene.

 

La barriera di sterilità

La barriera di sterilità che negli organismi superiori impedisce che una specie si mescoli con un’altra specie è una perfezionata caratteristica della riproduzione anfigonica biparentale.  Essa, appunto perché impedisce il mescolamento genetico con altre specie, è sicuramente un efficace fattore di conservazione della popolazione.  Tale barriera inoltre conferma ulteriormente (ma anche ci addita) che la popolazione non è una semplice accozzaglia di individui, ma è un insieme necessario nell’organizzazione della vita terrestre, e quindi indispensabile all’esistenza della stessa vita. 

 

Sessualità, imparentamento e popolazione

Una popolazione non è tale se non ha un certo grado di compattamento.  Tale compattamento esiste anche tra i batteri, ma al loro livello ancora è abbastanza “elastico”, tant’è vero che un clone batterico non disdegna di coniugare con un clone di diverso ceppo.  Ai livelli superiori della vita, come nei Mammiferi, il compattamento è al massimo grado, tant’è vero che esiste un’efficace barriera di sterilità che separa le varie specie, sebbene anche qui vi sono delle eccezioni: pochi casi in verità.  Tuttavia i prodotti degli incroci sono sempre sterili (bardotto, mulo, ecc.).

 

La sessualità è nata soprattutto per compattare la popolazione

Dato che la popolazione è un insieme necessario, essa necessita di fattori di conservazione.  Uno dei principali di questi fattori è appunto la sessualità.  Dal momento che gli organismi si possono riprodurre anche per via asessuale, è assai plausibile che la sessualità è stata “inventata” dalla vita essenzialmente “allo scopo di” tenere unita la popolazione, dato che nessun insieme può rimanere unito senza un qualcosa che lo tenga tale.  In altri termini, è assai plausibile che il principale effetto della sessualità è quello di unire in un unico gruppo gli individui, ovvero quello di amalgamare, compattare la popolazione, dato che è necessario che essa si mantenga unita e non si disperda di qua e di là.  La cosa è abbastanza evidente negli organismi superiori, dove la barriera di sterilità (un’espressione della sessualità) impedisce a una specie di incrociarsi con un’altra.  Che poi con la sessualità si ottenga contemporaneamente un altro scopo, ovvero quello di distribuire nella popolazione la preziosa varietà (anche questo un indispensabile fattore di conservazione) potrebbe esser considerato un importante effetto, ma accessorio, o, tutt’al più complementare.  Con l’invenzione della sessualità la vita, come fa spesso, continua a sbalordirci; negli organismi superiori essa con una fava prende tre piccioni; con la sessualità (soprattutto con la riproduzione anfigonica biparentale) si ottengono tre obiettivi: la produzione di figli, la diffusione dell’importante diversità, il compattamento della popolazione.  Questi tre obiettivi insieme concorrono alla conservazione della popolazione e della specie di appartenenza.  Gli individui nascono, crescono, muoiono, ma la popolazione e la specie di appartenenza si conservano nel tempo come categorie ecologiche .

 

6. La sessualità non è dunque un paradosso come appare a certi  pur notevoli autori neodarwiniani

Non solo varietà

Gli autori evoluzionisti, da Darwin fino ai nostri giorni, hanno colto solo un aspetto della sessualità.  È loro sfuggito che la sessualità è il principale fattore che tiene unita la popolazione e come tale è un fattore della sua conservazione. [7]  Ci sarebbe qui da ribadire che nella concezione darwiniana e neodarwiniana non si coglie la necessità che la popolazione debba rimanere unita, in quanto è estraneo il concetto di popolazione come insieme necessario.  Soprattutto nella concezione neodarwiniana la popolazione è vista solo come comunità riproduttiva.  Ora che la popolazione sia una comunità riproduttiva non ci sono dubbi, ma essa non è solo tale; essa è innanzitutto un insieme universale necessario nell’organizzazione della vita sulla Terra: un concetto questo estraneo al darwinismo.

 

La sessualità non è un paradosso

L’idea radicalmente nuova invocata da Ridley per spiegare l’esistenza del sesso esiste, e, come si è visto è abbastanza semplice: è quella che la popolazione non è solo una comunità riproduttiva, ma è essenzialmente un “insieme necessario nell’organizzazione della vita sulla Terra”.  Da quanto si è visto, possiamo concludere che la sessualità non è affatto un paradosso, come appare a certi autori neodarwiniani, anche autorevoli.  Essa è invece un fattore indispensabile, soprattutto per l’esistenza delle forme superiori della vita.  È necessario che il pensiero evoluzionistico di matrice darwiniana allarghi la propria visuale e volga lo sguardo anche ad altri aspetti della vita e della sua organizzazione, finora trascurati, ma senza i quali diversi fenomeni risulterebbero inspiegabili o addirittura dei paradossi. 

 

Bibliografia e note

1. N. Eldredge, Ripensare Darwin, Einaudi 1999, pag.203.

2. M. Ridley, Evoluzione, McGraw–Hill, 2005, pag. 309.

3. In verità, non solo la popolazione, ma anche la specie e l’ecosistemi sono insiemi necessari, ma per il problema che qui dobbiamo trattare a noi qui interessa solo la popolazione.

4. E. Jablonka e M. J. Lamb, L'evoluzione in quattro dimensioni, UTET, 2007, pag. 100.

5. È ovvio che tra i due estremi costituiti dalla coniugazione batterica e la riproduzione anfigonica biparentale degli organismi superiori, vi è tutta una gamma di casi che qui non interessano.

6. Infatti, gli individui aploidi (come per esempio i batteri) una mutazione nociva quando si esprime nell’individuo gli è fatale; invece con la diploidia un allele potenzialmente nocivo può essere neutralizzato da quello dominante.  Cosa che rende la diploidia vantaggiosa sia per l’individuo che per la popolazione.

7. La sua funzione unificante trova la massima espressione con la barriera di sterilità che separa le specie superiori.