UCCELLI CHE HANNO PERSO LA CAPACITÀ DI VOLARE E LA SELEZIONE NATURALE

 

Giuseppe Spadaro

Giuseppespadaro20@libero.it

 

Perché certi uccelli, pur possedendo le ali, hanno perso la capacità di volare?  La risposta più naturale, quella che avrebbe dato il vecchio Lamarck, è che tali uccelli non riescono più a volare per il fatto che, a lungo andare, il prolungato disuso dell’apparato alare ha condotto alla sua completa inabilità.  Su tale spiegazione era d’accordo lo stesso Darwin, il quale a tal proposito così si espresse: «Poiché è raro che grossi uccelli che traggono il loro cibo dal suolo prendano il volo per sfuggire a un pericolo, è probabile che la mancanza quasi assoluta di ali in numerosi uccelli, che abitano attualmente o che hanno abitato fino a tempi recenti diverse isole oceaniche dove non vivono animali predatori, sia stata causata dal non uso.» [1]  Questa di Darwin è la spiegazione esatta. Ma i lontani studiosi neodarwiniani, al solito, continuano a non ammettere la perdita per disuso. [2]

 

Interpretazione neodarwiniana

A titolo di esempio, tra le tante citazioni che si potrebbero fare in proposito, scegliamo quella degli ecologi J.L. Chapman e M.J. Reiss. Esprimendo in proposito l’opinione diffusa tra gli autori neodarwiniani, essi scrivono che «L’assenza di predatori, a quanto pare, determina spesso l’evoluzione di uccelli che foraggiano al suolo e che hanno perduto la capacità di volare poiché essa non è necessaria per la fuga e poiché, in assenza di mammiferi terricoli, c’è abbondanza di nutrimento sul suolo.» [3]  Dunque, secondo la concezione darwiniana, la mancanza di predatori e la possibilità di cibarsi al suolo, ha tolto a certi uccelli l’uso delle ali.  Questo è accettabilissimo.  Ma qual è stato il meccanismo che ha “disattivato” l’uso delle ali? Questo, lo spinoso problema.  Tra i tanti casi simili che si potrebbero citare (kiwi, pappagalli terricoli inetti al volo, ecc.), prendiamo per quello del Rallide della Nuova Zelanda: il weka, un uccello, i cui antenati venivano dall’Asia sudorientale. [4]  Esso volava perfettamente; ma, una volta insediatosi nella Nuova Zelanda, avendo preso a fare vita terricola, col tempo perdette l’uso delle ali. Domanda che si impone: fermo restando che l’ assenza di predatori e anche la facilità di cibarsi al suolo hanno avuto una importante incidenza, qual è stato il meccanismo che ha fatto perdere al weka l’uso delle ali?

 

Probabilmente i sostenitori della concezione neodarwiniana, che come prima spiegazione generale hanno fatto appello giustamente alla mancanza di predatori, invece per spiegare tale meccanismo nei suoi dettagli ricorrerebbero alle mutazioni casuali e quindi alla selezione naturale.  La spiegazione è sempre dello stesso tipo.  Anche se uno studioso neodarwiniano userebbe sicuramente altri termini, il succo terra terra della sua argomentazione è più o meno del seguente tenore: quando gli antenati del weka non si erano ancora trasferiti nella nuova Zelanda a fare vita terricola, essi avevano bisogno di volare.  Per cui, tutti gli individui che mutazioni casuali rendevano meno adatti al volo, venivano eliminati dalla lotta per la sopravvivenza.  Insomma la selezione naturale favoriva i migliori volatori e penalizzava i peggiori.  Ma, allorché l’antenato del weka si trasferì nelle isole della Nuova Zelanda e prese a fare vita esclusivamente terricola, non essendoci più bisogno delle ali, la selezione naturale non eliminò più gli individui che casualmente nascevano inadatti o poco adatti al volo.  E fin qui il discorso potrebbe anche calzare. Ma solo fin qui, dato che ora vengono subito fuori delle obiezioni.

 

Obiezioni

Le critiche a tale tipo di spiegazione sono ovvie. Perché tutti, “proprio tutti” i weka hanno perso l’uso delle ali?  Se fosse vera la spiegazione neodarwiniana, ci dovrebbero essere sia weka del tutto incapaci al volo, sia semi–incapaci al volo e sia ancora atti al volo.  Non si vede il motivo per cui le mutazioni “inabilitanti” , una volta che tali uccelli hanno cominciato a fare vita esclusivamente terricola, abbiano interessato tutti indistintamente codesti animali, senza lasciarne nemmeno uno volatore.  Come si vede, coloro che sostengono che è stata proprio la mancanza di predatori (o, per dirlo con la terminologia darwiniana, di “pressione selettiva”) a influire sulle abitudini dei weka (e in generale degli uccelli che non fanno più uso delle ali), sono nel vero; ma essi, col meccanismo neodarwiniano mutazioni–ricombinazione–selezione naturale, non possono essere anche in grado di spiegare in modo plausibile e completo non solo il fenomeno–weka, ma neppure quello di altri uccelli di simili vicende

adattative.

 

Cerchiamo di dare una spiegazione di caratteregenerale al fenomeno

Cerchiamo allora di tentarla noi una spiegazione plausibile e coerente, senza doverci arrampicare sugli specchi. [5]  Ebbene, sia la mancanza di predatori, e in genere di concorrenti, sia la facilità di procurarsi il cibo a terra, ha portato i weka alla vita terricola, che era la più a portata di mano e la meno dispendiosa.  Non usando più le ali (perché non avevano più bisogno di volare per procurarsi il cibo), a lungo andare il loro organismo (che ubbidisce al Principio di economia) “disattivò” a poco a poco il meccanismo alare.  E così ora gli attuali weka (assieme a tanti altri uccelli di simili storia) non volano più, né potrebbero farlo neppure se lo tentassero.  È dunque il Principio di economia che spiega il fenomeno degli uccelli che non volano più.  D’altra parte sarebbe del tutto illogico e antieconomico che uccelli che vivono tutto il loro tempo a terra, dove si conservano e si riproducono, dovrebbero essere in grado “anche” di usare le ali, così per capriccio, se a qualcuno di essi, magari una volta ogni mille anni gli saltasse la voglia di spiccare un volo sopra la cima di un albero!  Un organismo che avesse permesso ciò, conservando l’uso di un siffatto apparato, ormai del tutto inutilizzato, sarebbe stato illogico e inconcepibile.  Non solo, ma esso, mantenendo il lusso di un tale apparato avrebbe sprecato una quantità di energia preziosa per altri scopi utili all’esistenza.  Ma la vita è saggia e opera sempre in base al Principio di economia.

 

Il ruolo della selezione naturale

Come agisce allora la selezione naturale sulla popolazione dei weka?  La risposta è: come agisce su ogni tipo di popolazione di un ecosistema.  La popolazione dei weka nel loro ambiente (ecosistema) non è certo di numero illimitato, ma di numero limitato.  Ebbene la selezione naturale , eliminando i meno adatti, fa sì che la popolazione di weka sia composta in modo diversificato (o differenziale, come di solito si dice) dai componenti più idonei: quelli che possiedono la migliore fitness.

 

Bibliografia e note

1. C. Darwin, L’origine delle specie, pag. 199, Boringhieri, 1985.

2. Comunque a loro difesa ci sarebbe onestamente da ammettere che con la sola spiegazione lamarckiana non si può scientificamente giustificare la perdita per disuso.  La cosa invece si potrebbe spiegare con un meccanismo genetico, tutto ancora da sondare.

3 J.L. Chapman, M.J. Reiss, Ecologia, principi e applicazione, pag. 288, Zanichelli, 1994.

4 Da Gli animali e la loro vita, vol. 9, pag. 215, De Agostini, 1970.

5. La spiegazione è analoga a quella che darebbe il senso comune.  Infatti, a tal proposito, il buon senso comune direbbe che i weka non hanno volato più perché per vivere e per fare figli non hanno avuto bisogno di volare.  E quindi, a lungo andare, hanno perso la capacità di volare.  Il senso comune, che in tantissimi altri casi sbaglia le sue spiegazioni, in questo caso vedrebbe giusto.