INDAGINE SULL'USO DELLA CARTA FABRIANESE DA PARTE DELLA CURIA PONTIFICIA IN AVIGNONE (1309-1378)

 

Réginald Grégoire

 

La Curia pontificia in Avignone

L’epoca analizzata della Storia del Papato corrisponde al periodo di soggiorno di sette Pontefici, tutti di origine francese, in Avignone, sul Rodano, nell'odierno dipartimento del Vaucluse, in Provenza.  Ospite di Roberto d’Angiò, conte di Provenza, re di Napoli e vassallo della Chiesa romana, Clemente V (1305−1314) vi giunse il 9 marzo 1309; nell’intento di trasferire l’amministrazione curiale fin dall’anno prima, aveva ordinato ai Cardinali di recarvisi prima dell’Epifania del 1309.  Il suo successore Giovanni XXII (1316−1334) era stato vescovo di Avignone dal 1310; successivamente, dopo Clemente V e Giovanni XXII, risiedettero nel locale convento dei domenicani o nell’episcopio ingrandito e trasformato in curia, i Papi francesi del secolo: Benedetto XII (1334−1342) e Clemente VI (1342−1352) fecero costruire il "Palazzo dei Papi", opera perfezionata da Innocenzo VI (1352−1362) e Urbano V (1362−1370), fino alla partenza definitiva del Pontefice allora Gregorio XI (1371−1378), nel settembre 1376, che entrerà in Roma il 7 gennaio 1377.  Il 9 giugno 1348 Clemente VI aveva comprato quel territorio a Giovanna I, regina di Sicilia e contessa di Provenza, al prezzo di 80.000 fiorini, necessari alla sovrana per combattere il re d’Ungheria che le contendeva il regno di Sicilia; il fatto suppone una occasionale disponibilità finanziaria papale (con il ricorso a prestiti); la spesa tuttavia non è registrata nei libri camerali.  In Avignone si sistemarono poi due antipapi: Clemente VII (1379−1394) e Benedetto XIII (1394−1423).[1].

 

Dal mese di ottobre 1347 e per tutto il 1348 si diffuse la peste nera: l’Italia fu tra le regioni più colpite, ma anche Avignone non fu risparmiata.[2]  Per l’anno 13471348, il registra camerale 250 rivela 1’aumento dei sussidi per i poveri: in carnibus piscibus et ovis prò pauperibus.[3]  Le conseguenze della peste trecentesca in Fabriano non sembrano finora analizzate in modo adeguato.  L’immoralità della corte pontificia provocò le note invettive di Francesco Petrarca († 1374):

Fontana di dolore, albergo d'ira,

scola d'errori e tempio d'eresia,

già Roma, or Babilonia falsa e ria,

per cui tanto si piange e si sospira.

O fucina d'inganni, o pregion d'ira

Ove 'l ben more e'l male si nutre e cria,

di vivi inferno, un gran miracol fia

se Cristo teco alfine non s'adira [4]

 

In quegli anni si svolge l’epopea del notaio romano Cola di Rienzo (13131354).  Nel 1343, a richiesta del governo romano dei tredici Buoni Uomini, egli si recò in Avignone e tentò di far tornare il papa Clemente VI a Roma. Notaio camerale in Avignone, amico di Petrarca, è nominato dal pontefice rettore dell’Urbe nel 1347.  In Italia collabora al progetto di restaurazione del cardinale Gii de Albornoz.  Negli anni 13521353, a causa di un presunto intento di distruzione dei diritti della Chiesa sul Patrimonio di S. Pietro, è prigioniero del papa in Avignone.  Nel 1354, liberato, senatore a capo di un governo popolare e proclamatosi tribuno, è fautore autoritario di una idea di Roma imperiale e del popolo romano depositario della sovranità imperiale, in una prospettiva di renovatio spirituale e millenaristica.  La sua politica tirannica e il suo fiscalismo provocano una sommossa popolare, durante la quale sarà assassinato (8 ottobre 1354). [5]  Dopo la conclusione dell’epoca avignonese, nel 1378, iniziò il Grande Scisma d’Occidente [13781409], altro momento tormentato nella storia della Chiesa e del papato, con tante conseguenze concrete: nella mentalità cristiana medievale, commercianti ghibellini avrebbero accettato di collaborare con un Papato criticato?  Il periodo storico di quel Papato trasferito in Provenza era situato in una vasta sezione del Trecento, che vedeva Fabriano in continuo sviluppo anche sotto il profilo artigianale, industriale e commerciale. [6]  Era pertanto legittimo chiedersi se la Sede Apostolica, allora trasferita istituzionalmente in Francia, ricorreva alle cartiere fabrianesi per lacquisto di materiale cartaceo indispensabile per il disbrigo delle attività curiali.

 

La struttura di questo contributo si è iniziata con la consultazione diretta dei documenti avignonesi trecenteschi conservati nella sezione della Camera Apostolica, negli archivi vaticani.  In contemporanea, un secondo momento della ricerca è stato il ricorso ai contributi bibliografici relativi alla storia della carta in Occidente e ad altre fonti di informazione storiografica.  La documentazione originale manoscritta presa in considerazione è depositata presso lArchivio Segreto Vaticano.  I registri cartacei della Camera Apostolica, consuntivi relativi alle spese effettuate e alla registrazione delle entrate della Curia pontificia, costituiscono un punto di riferimento indispensabile. In particolare, in questi libri contabili (massicci volumi cartacei di introitus et exitus, cioè entrate e uscite, la cui scrittura è una minuscola cancelleresca latina - con le particolarità della minuscola mercantile trecentesca - non sempre di facile lettura) sono registrate le entrate: in gran parte, tasse per Bolle, e concessioni di privilegi e di benefici.  Accanto a questi introitus, sono elencati gli exitus, ossia le expense divise secondo determinati capitoli di spesa. Si segnalano tutti gli acquisti e le spese mensili: cucina, sagrestia (cera, incenso e carboni), ospitalità, costruzione edilizia [per esempio, le fortezze], armi, cavalli e buoi, legna; amministrazione della giustizia; acquisto di pergamena (per libri, con indicazione delle spese per gli scrittori, decoratori; rasura delle pergamene; rilegatura dei libri, ecc.).  

 

Di tanto in tanto si elencano acquisti di piombo per le Bolle; si indicano le spese per la manutenzione degli edifici in Avignone e in Montpellier; si leggono elenchi di elemosine, di stipendi e di donazioni ai Cardinali, ecc. [7]  Per la scrittura e la confezione delle Bolle e per alcune categorie di documenti civili (si tratta forse di publicum instrumentum) e ecclesiastici dichiaratamente indicati (Bibbia, testi patristici), si ricorreva a materiale pergamenaceo. Non si incontrano mai termini come papirum, bambacina [bambagina] e analoghi.  A titolo esemplificativo: nel corso del pontificato di Giovanni XXII, il 14 ottobre 1317, si annota: prò soluti sunt prò scriptoribus prò transcribendis et 98 foliis in pergamena. [8]  Giovanni XXII aveva dunque speso 60 fiorini per la scrittura dei suoi libri e lavori complementari (forse la rilegatura).  Lo stesso registro segnala l’acquisto di 50 dozzine di pergamene per libri per manum Petri de Fani capellani et familiaris sui (f. 49r).  È lunico intervento di questo marchigiano, il cappellano Pietro da Fano, per l'acquisto di pergamene e la scrittura dei libri. [9]

 

Situazione politica e sociale di Fabriano

Dal 1160 circa al 1435, la famiglia feudale dei Chiavelli signoreggiò in Fabriano, in mezzo a violenze politiche e con una qualche discontinuità. Alla fine del secolo XII e allinizio del XIII, Alberghetto I Chiavelli († 1304/1305 ca.) era capo della locale fazione ghibellina; il suo figlio Tomaso († 1328), anch’egli ghibellino, favorì la ribellione di Fabriano a Giovanni XXII; fu poi assolto dalla scomunica.  Nel 1354 i Chiavelli si sottomisero finalmente alla Chiesa; ma insieme con il ripristino delle magistrature comunali nello stesso anno, dovettero stare lontano dalla città, fino al 1362.  Conclusa la pace con il legato pontificio Gii de Albornoz nel 1362, Alberghetto II († 1376 ca.) che aveva combattuto, nel 1322 e nel 1325, a favore dei Gozzolini spodestati da Osimo per intervento del rettore (rappresentante) pontificio nella Marca Amelio di Lautrec, ricuperò il potere in Fabriano fino al 1365.  Il figlio Guido († 1403/1404) riprese stabilmente il dominio dal gennaio 1378, riassumendo il titolo di defensor communis et populi.  La città stessa fu conquistata il 24 giugno 1378, ricorrenza pubblicamente festeggiata da quel momento. Durante la prima fase dello scisma dOccidente, Guido Chiavelli si schierò dalla parte dellantipapa Clemente VII; il suo rientro nellobbedienza romana gli meritò automaticamente da Bonifacio IX nel 1393, la restituzione della qualifica di vicario apostolico di Fabriano. [10]  Un suo fratello, Crescenzio (secolo XIV), monaco silvestrino, poi nominato abate di S. Vittore delle Chiuse nel 1308, fu scomunicato nel 1324 per aver seguito le parti di Ludovico IV di Baviera († 1347) contro il pontefice legittimo Giovanni XXII; fu assolto nel 1331.  Un figlio naturale di Guido Chiavelli, Cecchino († 1415) era proprietario di una cartiera a Cacciano; non risulta una sua attività commerciale con Avignone.

 

Nella famiglia signorile dei Chiavelli di Fabriano, è attestato un orientamento o atteggiamento ghibellino quasi continuo durante il secolo XIV: ciò poteva ostacolare gli scambi commerciali, particolarmente con la Curia pontificia. [11]  In sostituzione di alcune disposizioni statutarie frammentarie del secolo XIII, il Comune promulgò un suo Statuto nel 1415. [12]  In questo Statuto si dispone: Et quod camerarius vel aliquis notarius ipsius non possit nec debat dare alicuy persone cuiuscumque condicionis fuerit cartam pecudinam sive bombicinam, ceram sive inclaustrum, nisi persone que posset habere ex forma alicuius statuti. [13]  Risulta pertanto il divieto di regalare la carta; non si accenna mai al relativo commercio o allarte professionale della fabbricazione della carta.  Nei registri camerali pontifici, Fabriano è segnalata esplicitamente e periodicamente, in quanto non versava annualmente le tasse alla Curia di Avignone.  Per esempio, nel 1321, durante il pontificato di Giovanni XXII (13161334) lo scriba del registro 62 Introitus et exitus della Camera Apostolica annota: Et est sciendum quod infrascripte civitates non solverunt dicto anno XXI alique propter rebellionem alie quia noluerunt alio forsan que non potuerunt quia devastate erant. [14]

 

Tra 36 città insolventi la seconda è Fabriano (nellelenco si trovano Serra S. Quirico, Fossombrone, Ancona, Staffolo, Corinaldo, ecc.).  Però, nel 1322, Giovanni XXII concedeva lassoluzione dallinterdetto che aveva colpito clero e popolazione.  Lavvenuto pagamento è rilevato: Item recepit a clero fabriani quia non pervenerat introitum (f. 43v).  Item recepit a Lippo magisteri Johanne de Mathelica provento quodque inerat ad terram rebellionis flor. XV (f. 50v).  Nel 1322, la regione umbro-marchigiana era agitata dalle controversie circa la povertà di Cristo e degli apostoli, dibattito scatenato dalla predicazione francescana nella cristianità dal 1321/1322 in poi; in fondo, ciò avversava lallora vigente compagine ecclesiale feudale: implicava un giudizio sul potere temporale della Chiesa e sulla concezione teocratica del carisma pontificio.  Lavversità al fiscalismo curiale ormai era un fenomeno assai diffuso e motivato, talmente radicato da provocare una dissidenza contrastata dagli Ordini monastici, dai Frati Predicatori e da alcuni chierici diocesani.  Ancora nel 1323, su 43 città insolventi, Fabriano è nuovamente la seconda (id., f. 23v); nellanno 1323, tra 39 città insolventi Fabriano occupa il terzo posto (id., f. 27r); nellanno 1324, sono elencate 49 città insolventi, e tra queste la terza è Fabriano (id., f. 28v).

 

Nel Trecento la città è periodicamente scossa dagli scontri tra guelfi e ghibellini: quando la parte ghibellina vince, è normale che le tasse da consegnare alla Curia pontificia rimangano lettera morta; lo stesso vale per una eventuale vendita di carta. Nel 1328, per la prima volta, Fabriano divenne diocesi, perché lantipapa Nicolò V la promosse a sede episcopale (la vera promozione fu firmata da Benedetto XIII il 15 novembre 1728); il 14 agosto 1331 si implora dal pontefice legittimo Giovanni XXII, lassoluzione pontificia dalla scomunica inflitta a causa delladesione cittadina al partito di Ludovico IV di Baviera e del predetto antipapa.  Ludovico protegge i Fraticelli di Michele da Cesena con un atto dato in Pisa il 26 settembre 1328; poi, a favore del loro convento fabrianese il 6 gennaio 1329: tale appoggio non poteva essere gradito in Curia. [15]  Tuttavia, nel 1329, con la formola dante et solvente, la città che ha già versato le tasse alla Curia (affictus annorum preteritorum) ottiene sussidi a favore del clero; inoltre si riferisce che due fabrianesi Donatutius e Nicola pagano l’uno il 26 maggio 1329, e l'altro il 30 luglio 1329. [16]  Nel 1347 si annota: Die 17 mensis maii sequentis computus Guillelmi Rostagni senatus de Clavellis et aliis sententiis ab eo receptis prò operibus domni nostri pape de mense preterito et proprii computat sibi debere prò... [17]

 

La sottomissione del Comune di Fabriano avvenne il 5 novembre 1355. [18]  Era la conclusione di uno dei ricorrenti periodi di tensioni sociali e ecclesiali (dal 1344 al dicembre 1354).  Alcuni giorni più tardi, il 12 novembre 1355, il documento di pace comunale e regionale prescrive di ricostruire e di riparare 12 gualchiere di Fabriano, distrutte dal Comune; questi mulini ad acqua servivano per la follatura dei panni e per la fabbricazione della carta con l'utilizzo di cenci; il loro ricupero dovrà attuarsi in 5 anni. [19]  Pertanto, si può ipotizzare che lindustria e il commercio della carta abbiano ritrovato la loro vitalità verso il 1360; tutto aveva una finalità sociale: prò bono pacis et concordie ac statu pacifico et tranquillo terre et hominum terre Fabriani et eius districtus. [20]  Nel 13541355, si redige un Manuale expensarum prò constructione, aut reparatione et munitione roccharum Marchiae Anconitanae. [21]  Nel 13561357 la Camera Apostolica compila nuovamente il periodico Liber expensarum prò guerra ad recuperandam civitates, terras et loca Ecclesie in Marchia Anconitana et Romandiola (Cam. Ap., Intr.et Ex., 225, 279; 281: Liber expensarum prò constructione rocchae papalis civitatis Anconitana (ff. 174).  Parecchi registri ripetono tali spese; ma non si rintraccia mai una ordinazione di carta.  Nel 1357, il cardinale Gii de Albornoz, legato di Innocenzo VI e rettore pontificio nella Marca di Ancona (13521362), aveva concluso il ristabilimento plenario dellautorità pontificia nella regione, compromessa da tempo: il Liber constitutionum sanctae matris Ecclesiae (Costituzioni egidiane) fu pubblicato durante il Parlamento di Fano (29 aprile - 1 maggio 1357). [22]  Nel 1362 si elaborò nuovamente, in 80 fogli, un Liber stipendiorum militum Marchiae Anconetanae (Cam. Ap., Intr. et Ex. 196); lo stesso vale per le collectoriae che segnalano la riscossione delle decime (per esempio, Collectoriae 232 [anni 13461349], 268 [13531355], 301 [13561369].  Quella situazione rimase costante durante tutto il periodo avignonese.

 

Si è potuto individuare una filigrana in Cam. Ap., Intr. et Ex. 101 (anni 13281330), f. 4r: si tratta della lettera b minuscola romana. [23]  Nello stesso registro, f. 8r, una corona; [24] Briquet segnala luso di tale filigrana a Genova nel 1313.  Ma anche in Intr. et Ex. 70 (anno 1325), la filigrana presenta tre piccoli circoli sospesi, forse tre ciliegie unite al loro peduncolo (frutti verso lalto: ff. 29, 44, 94, 103, 104, 106, 118, 130, 131; frutti verso il basso: ff. 58, 92, 93,109, 110, 111, 112, 129, 132, 133).  Intr. et Ex. 84 (anno 1327) presenta la stessa filigrana in alcuni fogli: frutti verso lalto (ff. 10, 12, 17, 19, 27, 38, 39, 49, 55, 56, 57, 58, 82, 83), frutti verso il basso (f. 50): 19 fogli filigranati su 96. [25]  Tale marca è attestata prevalentemente a Pisa, Genova, Grenoble, Nimes; forse anche a Fabriano.  Il contatto con Genova, Grenoble e Nimes suggerisce leventualità di un acquisto di carta ligure da parte della Camera Apostolica in Avignone (non sono informato circa la diffusione della carta fabbricata a Nimes).  Molti registri ricorrono ad una carta assai spessa e sprovvista di filigrana; ma bisognerebbe poter accedere direttamente e in modo generale anche ai registri attualmente consultabili solo in microfilm o in DVD.  Pertanto, sarebbe da verificare se la filigrana corrisponde a quanto individuato nella serie dei Registri Avignonesi (Registra Avenionensia) che trasmettono le lettere ufficiali e le Bolle. [26]  Informazioni generali in Istituzioni e società nelle Marche (secoli XIV-XV), Deputazione di storia patria per le Marche, Atti e memorie 103 (1998), Ancona 2000.  "La contrapposizione più frequente fu quella fra le tendenze popolari, pacifiste e quindi ligie al governo ecclesiastico prevalenti all'interno delle istituzioni e le mire di potere e di indipendentismo della fazione nobiliare di militanza ghibellina, che in certi momenti riesce a trarre dalla sua parte vasti settori popolari". [27]

 

Situazione di Fabriano nei confronti della Curia pontificia

Lantica documentazione fiscale pontificia, attualmente depositata nellArchivio Segreto Vaticano, relativa alla Marca di Ancona del Trecento, è abbondante; accanto ai registri di exitus et introitus della Camera Apostolica, uno dei volumi più importanti è conservato nell'Armadio XXXV: si tratta del volume 20, già presentato al Parlamento di Fano tra il 30 aprile e il 3 maggio 1357, quale prova dei diritti ripristinati. [28]  Nella Descriptio Marchiae Anconitanae redatta dopo il 22 dicembre 1362 e prima del decesso del Cardinale di Albornoz (23 agosto 1367), in Fabriano erano censiti 3.600 fuochi, cioè unità fiscali, non demografiche. [29]  Pertanto, Fabriano, in quanto terra maior, deve versare duos baiulos curie generali et unum curie presidatus. [30]  Si precisa la tassa annua: annuatim Romane Ecclesie et eius Camere in provincia Marchie Anconetane affictum in calendis maii ad rationem XLIIII solidorum prò Floreno. [31]  Inoltre, nel 13551356, Fabriano è costretta a pagare la tallia, tassa di natura militare [per finanziare una forza militare] in tre rate: prò primo termino in kalendis septembris MCCCLV, prò secondo termino in kalendis ianuarii MCCCLVI, et prò tertio termino in kalendis maii dicti anni, et sic de anno in annum quousque ipse dominus Egidius erit legatus in provinciis Ecclesie, secunduim taxam et quantitatem infrascriptas.  Lammontare della tassa risulta consistere in 4.000 fiorini; [32] più tardi, sarà 3.000 fiorini. [33]  In quel periodo, non risultano affari commerciali pontifici di carta attraverso il porto di Talamone, le città di Aigues-Mortes e di Montpellier, oppure di Troyes, luoghi di tramite e centri di smistamento delle merci nel secolo XIV. [34]

 

Qualche anno prima del ritorno a Roma di Gregorio XI, gli introitus et exitus del 1376 (Reg. Aven. 346) registrano le entrate (tasse varie) e spese mensili, ivi comprese le frequenti elemosine. Tra le spese, si legge ad ogni mese prò scriptum et libris, senza accenno alla materia; si rimanda ad aliis libris magnis non meglio identificati (f. 57v): indizio dell’esistenza di altri grandi libri di contabilità.  Per esempio, nel gennaio 1376, f. 51v, la segnalazione: prò ligatura Bernardo Stephani scriptori riguarda libri pergamenacei destinati al papa; il 18 marzo 1376, la Camera spende 27 libbre per il bullator pontificio; non risultano acquisti di carta.  Per la scrittura dei libri, si destinano nel giugno 1376, 19 fiorini (f. 104r), nel luglio 15 libbre (f. 113v), 84 fiorini in agosto (f. 132v).  Nello stesso registro, oltre le pesanti spese per la guerra in Romagna e in Italia, per l’alimentatione, per la manutenzione degli edifici, si destinano elemosine per pauperibus puellis maritandis et aliis egenis pauperibus (f. 120v).  Si tratta della gestione normale di un bilancio curiale segnato dalle contingenze immediate.  Nel 1376, gran parte della registrazione, in Intr. et ex. 347, riguarda il recessus, cioè la partenza del pontefice per Roma. Il 12 febbraio, si annota la spesa Item eidem prò extrahi fadendo de Regno Domni Clementis tractatus Venetorum et Franchorum convenien. 12 magna folia etiam dimidio uno prò quolibet V se. II flor. (f. 183v).  A varie riprese si riferisce la preparazione delle pergamene, la rilegatura, il lavoro dei copisti (ff. 49v, 59v, 137v). Non mancano le spese militari.  Tra le spese della Curia, degna di nota è la seguente annotazione relativa alla presenza di Caterina da Siena in Avignone nel settembre 1376: Die XII mensis septembris soluti fuerunt Caterine de Senis ex dono Senensi ep. dictum papam sibi facto fratre Raimondo de Capua ordinis predicatorum prò ipsa recipiente C flor. (f. 23 v).

 

Comunque, fino al 1378 (conclusione del soggiorno dei Papi in Avignone), i registri della Camera Apostolica non evidenziano contatti commerciali espliciti con Fabriano, con Camerino, o con altre cartiere della penisola (per esempio, Amalfi, Pioraco, Pisa). [35]  Una pista suggestiva nuova sarebbe da verificare nei registri genovesi.  Per ipotesi, si doveva controllare se la città avrebbe eventualmente versato alla Curia pontificia l’equivalente cartaceo di tasse non pagate.  In realtà, non risulta l’obbligo di un tale contributo sostitutivo o complementare in carta, come invece è attestato per analogia a Pioraco dove la concessione degli stracci era compensata con la consegna di denaro e di carta. [36]  Inoltre vi si segnala, nel secolo XIV, la gabella dei cenci [detta cenciaria] destinati alla fabbricazione della carta. [37]  È provato che i monaci silvestrini di Fabriano possedevano locali per la lavorazione della carta bambagina negli anni 13421393. [38]  Ma quella comunità monastica non intratteneva scambi commerciali con Avignone.  Si ignora la data iniziale dell’uso della carta per i documenti ufficiali.  Le cancellerie pubbliche ricorrevano alla pergamena; lo stesso imperatore Federico II, nel 1232, ordinò che per gli atti ufficiali si dovesse usare la pergamena e che i documenti scritti su carta non facessero prova in giudizio.  Ma, a partire dal secolo XIV, l’uso della carta si generalizza lentamente. [39]  Fino alla sua estinzione (1968) e alla sua incorporazione nella Segreteria di Stato, la Segreteria dei Brevi ai Principi inviò sempre i suoi documenti scritti su pergamena.

 

Ipotesi interpretative della documentazione archivistica

Non si può dimenticare il fatto che, tra le 12 Arti medievali del luogo (giudici, notai, mercanti, cartai, lanaioli, guarnelliani, sarti, cappellai, mereiai, macellai, fabbri, bovari), la corporazione fabrianese dei cartai risulta dal 1326. [40]  Sicuramente fin da quella data una industria cartaria fabrianese costituiva uno dei settori professionali affermati al punto di presentarsi come "arte" ossia corporazione organizzata e dinamica.  Nel 1365, è documentata la spedizione di 111 balle di carta a Talamone, successivamente smistate ad Aigues-Mortes e a Montpellier; 170 nel 1366. [41]  Ma la documentazione pontificia e fabrianese non offre indicazioni in merito ad un eventuale spedizione verso Avignone.  Se le condizioni politiche non fossero state frequentemente negative nei confronti della Curia pontificia, tale Arte avrebbe probabilmente trovato un importante sbocco mercantile anche in Provenza, nel Trecento, come avverrà poi nel Quattrocento.

 

1. Una impressione (che è una ipotesi) suggerisce l’incompletezza della contabilità: forse esisteva una doppia registrazione? Gli attuali registri sarebbero soltanto una sintesi parziale e orientativa, senza pretesa di completezza finanziaria; ciò è suggerito dai non meglio identificati aliis libris magnis segnalati dalla contabilità registrata nel 1376. [42]  Sintomatica è lassenza di qualsiasi riferimento al commercio della carta nel repertorio orientativo compilato da U. Paoli, Documentazione dell'Archivio Segreto Vaticano sul Trecento fabrianese, in Il Trecento a Fabriano, pp. 87151.  Analogo silenzio delle fonti risulta nell’indagine condotta da E. Di Stefano, La carta marchigiana sul mercato europeo e il caso di Camerino nei secoli XIV-XV, in Proposte e ricerche. Economia e società nella storia dell'Italia centrale, XXVIII / 54 (2005), pp. 194221.  Nel mercato e nell’esportazione della carta in Fabriano, non risulta mai, nel Trecento, un riferimento alla Curia pontificia di Avignone. [43]  Ma tale assenza rimane inspiegabile nel Trecento, se non si prende in considerazione la realtà politica e sociale in cui operavano i Chiavelli, signori della città e del Comune, quasi sempre segnato da affinità ghibelline.  In concreto, la Sede Apostolica, anche durante il soggiorno in Avignone, non sembra avere una politica commerciale orientata verso i principali banchi periferici della carta (Catalogna, Maiorca e Venezia), analoga a quella seguita dalle cartiere marchigiane.  Sembra poi che i registri camerali non si prestano ad indagini relative al commercio "con l’estero", e quindi, in queste condizioni, contratti commerciali con Fabriano non sarebbero stati registrati.

 

2. Molto probabilmente, non esisteva in quel periodo un acquisto di carta fabrianese, a causa dell’orientamento ghibellino quasi continuo e lo stato di insofferenza e di ribellione intermittente nei confronti della Curia pontificia durante il Trecento; inoltre l’adesione all’antipapa dal 1378 al 1393 non poteva far altro che accrescere le distanze tra la città e il papato legittimo.

 

3. Se questi registri pontifici trecenteschi sono cartacei e non pergamenacei, è ovvio che tale materiale cartaceo è giunto da fuori in Avignone, poiché non esistevano cartiere in loco.  Pertanto, costatando l’inesistenza di una registrazione di acquisti di carta lungo tutto il Trecento avignonese, si indicano alcune ipotesi relative all’origine della carta usata per la registrazione

a        La carta sarebbe stata forse una forma di merce di scambio, un modo di sciogliere un debito; se non una specie di multa da pagare alla Sede Apostolica, in sostituzione delle tasse non versate. Tale ipotesi sarebbe da documentare.

b        Si può anche supporre una benevola donazione di qualche benefattore: il regalo della carta sarebbe un gesto di munifica generosità: una cartiera si sarebbe ritenuta onorata di poter collaborare, in quel modo, con una delle potenze economiche e religiose più influenti dell’Europa del Trecento.  È stato rilevato che in Avignone "l’arricchimento della biblioteca, che fu considerevole, non costò niente alle finanze pontificie.  Nacque dai doni e soprattutto dall’esercizio del diritto di spoglio sulle successioni degli ecclesiastici che il papa riservava a sé". [44]  Se la provenienza della carta non consisteva nel ricavato del diritto di spoglio, l’alternativa potrebbe attuarsi nelle donazioni (che non sono registrare dai registri della Camera Apostolica). Pure la fondatezza della presente ipotesi rimane da dimostrare.

 

4. Comunque è lecito chiedersi se i registri camerali hanno conservato tutta la documentazione contabile o se, invece, in essi non sono mai state annotate alcune voci di spese, per vari motivi di prassi, di politica fiscale o di diplomazia mercantile e di opportunità. Sussiste una qualche incertezza in merito alla suddivisione delle spese; per esempio, le spese liturgiche (cera, incenso e carboni) sono registrate con le spese militari in un unico capitolo di spesa. [45]  Anche se solo consistenti movimenti di fondi (prevalentemente riscossione di tasse) dell’ amministrazione centrale sono noti, è certo che la Tesoreria pontificia incassava annualmente somme appena sufficienti per la gestione della Curia: [46] le spese papali “variavano a seconda se facevano guerre in Italia”; [47] i Pontefici erano costretti a ricorrere a banchieri, a mercanti e a compagnie finanziarie sempre italiane, sollecitando prestiti

 

5. La prosecuzione della ricerca è ipotizzabile, attraverso una indagine nella documentazione relativa agli ultimi decenni del secolo XIV [cioè relativi al periodo successivo alla permanenza in Avignone] o all’inizio del secolo XV, per verificare se nei registri camerali di quella epoca, che sono tutti cartacei, si segnala l’acquisto diretto o indiretto di "carta bambacina" fabrianese. Per gli studiosi, i registri camerali avignonesi sono consultabili quasi tutti in microfilm.

 

6. Sarebbe poi utile indagare nel fondo dei Libri dei Mercanti (presso l’Archivio Comunale di Fabriano) e nel consistente fondo notarile depositato presso una sezione dell’Archivio di Stato in Fabriano, dove i protocolli appartenuti a notai che hanno rogato dalla fine del secolo XIII in poi, potrebbero offrire qualche utile informazione. [48]  Non si può escludere a priori che Fabriano abbia intrattenuto scambi con la Provenza attraverso la Catalogna o attraverso Venezia; sulla base di tale ipotesi, una ricerca negli archivi veneti sarebbe utile, ma sarebbe più decisiva una indagine nei registri genovesi sulla base degli indizi di carta filigrana rintracciati nella documentazione camerale pontificia.  L’opportunità di una ricerca nei fondi archivistici genovesi (ma in riferimento al ruolo svolto da Fabriano nel commercio medievale della carta) è stata indicata da G. Castagnari; [49]  ma sarebbe necessario verificare la possibilità di una rete commerciale tra Genova e Avignone.  I risultati raggiunti consentono di rinviare al Quattrocento l’acquisto, diretto e forse sistematico, della carta fabrianese per gli usi della cancelleria pontificia. Ma molto probabilmente, già nel Trecento, un certo uso di tale base cartacea, forse proveniente dalla Liguria, da Genova (come risulterebbe da alcune filigrane), era ammesso per la corrispondenza amministrativa (per le Bolle e per gli atti solenni), in Curia pontificia, si ricorreva a materiale pergamenaceo: usanza mantenuta nella Segreteria dei Brevi ai Principi e nella Segreteria delle Lettere Latine, incorporate nella Segreteria di Stato, per costituire la sua III Sezione, con il Motu Proprio Quo aptius di Paolo VI del 27 febbraio 1973.

 

Bibliografia

1. Cfr. G. Mollat, I Papi di Avignone, in Enciclopedia del Papato, Catania 1961, pp. 510-539. Y. Renouard, La Papauté à Avignon, Paris 1969. Per i singoli papi di Avignone, rispettive voci nell’Enciclopedia dei Papi, t. 2, Roma 2000: A. Paravicini Bagliani, Clemente V, pp. 501-512; C. Trottmann, Giovanni XXII, pp. 512-522; B. Guillemain, Benedetto XII, pp. 524.530; id., Clemente VI, pp. 530-537; P. Gasnault, Innocenzo VI, pp. 537-542; M. Hayez, Urbain V, pp. 542-550; id., Gregorio XI, pp. 550-561; B. Guillemain, La Cour pontificale d’Avignon (1309-1378). Étude d'une société, Paris 1962; id., I papi di Avignone 1309-1376, Cinisello Balsamo 2003 [originale francese Les papes dAvignon 1309-1376, Paris 1998] (bibliografia pp. 163-168; J. Hamesse, (a cura), La vie culturelle, intellectuelle et scientifique à la Cour des Papes dAvignon, Turnhout 2006. Per gli antipapi, cfr. Enciclopedia dei Papi, cit., M. Dykmans, Clemente VI, pp. 593-606; M. Vaquero Piňeiro, Benedetto XII, pp. 606-610.

2. J. Biraben, Les hommes et la peste en France et dans les pays européens et méditer- ranéens, Paris 1975; A. Welkenhuysen, La Peste en Avignon (13U8) décrite par un témoin oculaire, Louis Sanctus de Beringen, in R. Lievens, E. Van Mingroot, W. Verbeke (a cura), Pascua medioevalia: Studies voor Prof. Dr. J. M. De Smet, (Medioevalia Lovaniensia, ser. I, Studia X); Louvain 1983, pp. 452-492. J. Kelly, La peste nera, Casale Monferrato 2005; per Avignone, pp. 164-185.

3. Cam. Ap., Intr. et Ex., 250, ff. 193-209v.

4. F. Petrarca, Rime, 138; F. Neri (a cura), Rime Trionfi e Poesie latine, Milano-Napoli 1951, p. 203; contro Avignone, cfr. rime 136-138; ed. cit., pp. 201-203.

5. Cfr. T. Di Carpegna Falconieri, (Profili, 31), Cola di Rienzo, Roma 2002.

6. G. Castagnari (a cura), Il Trecento a Fabriano. Ambiente società istituzioni, [I Disuniti, 1], Fabriano 2002. Nello stesso volume: M. Morosin, L’autonomia politico-istituzionale del comune di Fabriano sullo scorcio del secolo XIII, pp. 47-70 e R. Grégoire, Le Istituzioni religiose fabrianesi nel Trecento, pp. 153-166.

7. Y. Renouard, Les Relations des papes d’Avignon et des compagnies commerciales et bancaires, (Bibliothèque des Écoles frangaises d'Athènes et de Roma, 151), Paris 1941.

8. Cam. Ap., Intr. et ex., 17, f. 29r; il registro di "Introitus et exitus" del 1321-1322, nella sezione "expense prò scripturis et libris", annota la spesa: "Item die prima novembris 1321, per manum domni Petri de Fani cappellani et camerarii sui prò satisfaciendi scriptoribus librorum domini nostri Pape et prò aliis necessariis predictis libris LX flor, anis" (Cam. Ap., Introitus et exitus, 43, f. 60r).

9. Aspetti suggestivi di quella gestione, segnalati da Y. Renouard, op. cit., p. 32, tav. 1-2, sono stati ripresi da B. Guillemain, op. cit., p. 140: Movimento dei fondi presso la Camera Apostolica; p. 141: Tre esempi di suddivisione delle spese; D. Waley, The papal State in the thirteenth century, New York 1961, pp. 252-275: The financial utilities of the papal State: si rileva che la Marca d’Ancona era une delle Provincie più redditizie per le finanze papali. L’interesse pontificio per le Marche non si limitava alla sola "terra" di Fabriano: l’oppressione fiscale pontificia era una delle cause più insistenti dell'incertezza politica e economica, perché significava l’imposizione di contributi economici e militari.

10. Per quel titolo di legittimazione pontificia del proprio dominio, cfr. P. L. Falaschi, in Istituzioni e società nelle Marche, cit., pp. 157-197.

11. Cfr. R. Sassi, Il "chi è" fabrianese, Fabriano 1958 [1989], pp. 73-79; G. Franceschini, La situazione politica delle Marche alla venuta del cardinale Egidio Albornoz, in «Studia Picena» 27 (1959), pp. 20-55; P. L. Falaschi, Chiavelli Alberghetto, in Dizionario biografico degli Italiani, 24, 1980, pp. 633-636; id., Chiavelli Guido, ibid., pp. 638-641; E. Saracco Previdi, Uomini e ambiente dalla documentazione silvestrina nel secolo XIII, in ead., Convivere nella Marchia durante il Medioevo. Indagini e spunti di ricerca, Ancona 1986, pp. 205-322 (già in «Aspetti e problemi del monachesimo nelle Marche», Fabriano 1982,1, pp. 459-569); V. Villani, Il protagonismo ghibellino e il ruolo dei Chiavelli a Fabriano e a Rocca Contrada fra XIII e XIV secolo, in G. Castagnari (a cura), Il Trecento a Fabriano, cit., pp. 167-231 (cfr. pp. 222-231).

12. G. Avarucci, U. Paoli, Lo Statuto comunale di Fabriano [1415], Fabriano 1999.

13. Statuto, III, 3, De camerariis et iposrum officio; ed. cit., p. 194.

14. Cam. Ap., Intr. et Ex., 62, f. 19r.

15. G. Pagnani, Frammenti della Cronaca del b. Francesco Venimbeni da Fabriano (1322), in «Archivium Franciscanum Historicum» 52 (1959), pp. 153-157.

16. Cam. Ap., Intr. et Ex., 101, ff. 14-15, 151, 171.

17. Cam. Ap., Intr. et Ex. 250, f. 146v. Il riferimento al gruppo dei Chiavelli sembra riferirsi ad un personaggio non citato da R. Sassi, Il "Chi è" fabrianese, cit.

18. Cfr. G. Luzzatto, La pace del 5 novembre 1355 conclusa in Fabriano per volontà dell'Albornoz, in «Miscellenaea per nozze Crocioni-Ruscelloni», Roma 1909, pp. 55-81; contributo riprodotto in G. Castagnari (a cura), Il Trecento, cit., pp. 17-45.

19 Cfr. G. Luzzatto, op cit., pp. 37-38.

20. Cam. Ap., Intr. et Ex., 259, f. 37.

21. Cam. Ap., Intr. et Ex., 274.

22. R Colliva, Il cardinale Albornoz, lo Stato della Chiesa, le "Constitutiones Aegidianae" (1353-1357), Bologna 1997 (Studia Albornotiana, 32).

23. Aurelio Zonghi, Le marche principali delle carte fabrianesi dal 1293 al 1599, cit., ripreso in Monumenta Chartae PapyraceÆ Historiam Illustrantia, Zonghi's Watermarks, III, Hilver- sum 1953, p. 96; cfr. p. 137; tav, 2, n. 20: (anno 1301), lettera g in C. M. Briquet, Les filigranes. Dictionnaire Historique des Marques du Papier dès leur apparition vers 1282 jusqu'en 1600, Genève 1907; ripreso in G. Castagnari (a cura), L'opera dei fratelli Zonghi. L'era del segno nella storia della carta, Fabriano 2003. Il volume della Camera Apostolica raccoglie versamenti di tasse, "compositiones", sussidi, tasse percepite (anche da Fabriano) e atti finanziari analoghi.

24.C. M. Briquet, op. cit., Ili, p. 284, n. 4595

25. Cfr. Monumenta Charme, op. cit., tav. 22, n. 251 [1325]; n. 253 [1338], ibid. per le ciliegie, n. 7415 (attestato in Pisa 1300-1316, Genova 1317-1319, Grenoble 1318-1334; Bologna 1320-1332; Nìmes 1325); cfr. C. M. Briquet, op. cit., I, Amsterdam 1968, pp. 405-406.

26. G. Castagnari, L’arte della carta nel secolo di Federico II, Fabriano 1998, p. 59, fig. 20; C. M. Briquet, op. cit., Monumenta Chartae, op. cit. Un primo orientamento in Aurelio Zonghi, Le marche principali delle carte fabrianesi dal 1293 al 1509, cit.

27. V. Villani, art. cit., p. 229.

28. Cfr. E. Saracco Previdi, op. cìt., p. LVI, n. 177; U. Paoli, La documentazione dell'Archivio Segreto Vaticano sul Trecento fabrianese, in G. Castagnari (a cura), Il Trecento a Fabriano. Ambiente società istituzioni, (I Disuniti, 1), Fabriano 2002, pp. 102-104.

29. E. Saracco Previdi, Descriptio Marchiae Anconitanae, Ancona 2000, p. 47; per i fuochi, ead., pp. LXVI-LXVII); la città domina su 8 castra e 7 villae (ead., p. 29).

30. E. Saracco Previdi, op. cit., p. 54.

31. Ead., p. 768: Fabrianum LX lib. Rav. valent XXII Flor. I libr. XII sol.

32 Ead., op. cit., pp. 82-83

33 Ead., p. 86; per il significato concreto della tallia, cfr. ead., pp. LXXV-LXXVIX. Per il valore della lira ravennate, cfr. E. Saracco Previdi, op. cit., pp. LXIX-LXX, n. 238; per il fiorino, p. LXXII, n. 251. Sulla fiscalità pontificia in epoca avignonese, cfr. la bibliografia citata da E. Saracco Previdi, op. cit., pp. LXVII-LXVIII. In particolare, D. Waley, Lo stato papale dal periodo feudale a Martino V, in Storia d'Italia diretta da Giuseppe Galasso, voi. VII, t. 2, Torino 1987, c. 3: I papi di Avignone e i loro possedimenti italiani 1305-1378.

34. M. Calegari, La diffusione della carta di stracci in area fabrianese, aspetti sociali e tecnici, in G. Castagnari (a cura), Contributi italiani alla diffusione della carta in Occidente tra XIV e XV secolo, Roma 1990, p. 23; nella stessa opera si veda N. Lipparoni, Il ruolo dei mercanti fabrianesi nella commercializzazione della carta e nell'organizzazione della attività produttiva tra XIV e XV secolo, pp. 61-82; spedizione di balle di carta da Fabriano a Talamone: Fabriano, Archivio Storico Comunale, vol. 1351, cc. 46 e 56: documento riprodotto in II Trecento a Fabriano, cit., p. 219. Elenco di cartiere medievali: G. Castagnari, La carta in area umbro-marchigiana, in Carta Cartiere Cartai tra Umbria e Marche, Foligno 2004.

35. G. Battelli, Le raccolte documentarie del card. Albomoz sulla pacificazione delle terre della Chiesa, in F. Verdera - Tuelis, (a cura) El cardinal Albornoz y el Collegio de Espana, (Studia Albornotiana, XI), Madrid 1972, pp. 523-567.

36. A. Capponi, Storia delle cartiere di Pioraco dai Varano ai Miliani, in Carta e cartiere, cit., pp. 58-59.

37. R. Paciaroni, La fabbricazione della carta a Sanseverino Marche dal Medioevo al Novecento, in Carta e cartiere, cit., p. 97.

38. G. Castagnari, L'arte della carta a Fabriano: le cartiere dei monaci di Montefano, in II monachesimo silvestrino nell'ambiente marchigiano del Duecento, Atti del convegno di studi tenuto a Fabriano Monastero S. Silvestro abate 30 maggio - 2 giugno 1990, (Bibliotheca Montisfani, 22), Fabriano 1993, pp. 209-210.

39. G. Battelli, Lezioni di paleografia, Città del Vaticano 1949 (anast 1966), pp. 34-36. In genere, Th. Frenz, I documenti pontifici nel medioevo e nell'età moderna, ed. it. a cura di S. Pagano, (Lettera antiqua, 6), Città del Vaticano 1984, pp. 55-56.

40. G. Castagnari, N. Lipparoni, Arte e commercio della carta bambagina nei Libri dei Mercanti fabrianesi tra XIV e XV secolo, in «Atti e Memorie della Deputazione di Storia patria per le Marche» 87 (1982), Ancona 1989, pp. 185-222, in particolare p. 189.

41. G. Castagnari - N. Lipparoni, op. cit., pp. 192-195.

42. Reg. Aven. 346, f. 57v.

43. Cfr. N. Lipparoni, Il ruolo dei mercanti fabrianesi nella commercializzazione della carta e nell'organizzazione della attività produttiva tra XIV e XV secolo, in G. Castagnari (a cura), Contributi italiani, cit., pp. 61-82.

44. B. Guillemain, op. cit., pp. 95-97.

45. Ibid., p. 141, n. 1.

46. Ibid., pp. 42-51.

47. Ibid., p. 50.

48. Cfr. G. Castagnari, Le principali fonti documentarie fabrianesi per la storia della carta dal XIV al XV secolo, in Id. (a cura), Contributi italiani, cit., pp. 46-80.

49. Ibid., p. 48.

 

 

Pubblicato originariamente in L’impiego delle tecniche e dell’opera dei cartai fabrianesi in Italia e in Europa, a cura di Giancarlo Castagnari.  © Cartiere Miliani Fabriano – Fedrigoni Group, p. 121-134.